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Invidia e ammirazione: due sentimenti molto diversi

Invidia e ammirazione: due sentimenti molto diversi

Invidia e ammirazione possono essere visti come i due aspetti, rispettivamente negativo e positivo, di uno stesso sentimento, avendo alcune caratteristiche in comune ma fini diametralmente opposti.

Se dovessimo raccontare l’invidia con degli esempi potremmo trarre spunto dalle favole.

Nel caso delle sorellastre di Cenerentola, ad esempio, si assiste alla distruzione totale del suo vestito per evitarle di andare al ricevimento del principe; le due complici sono consce della sua bellezza e operano un’azione ben precisa, che è importante guardare nel profondo: loro non desiderano il suo vestito, vogliono che lei non lo possegga.

L’invidia è privazione, è il contrario dell’uguaglianza, della democrazia: si desidera che l’altro decada ad un livello inferiore, pur senza ambire ad elevarsi a livelli superiori. È il fallimento di tutti.

L’ammirazione, invece, è quel sentimento positivo che permette di assorbire conoscenza dalle altre persone, da chi si ritiene superiore, mentore, leader; è ciò che consente di trovare ispirazione, di cercare di elevarsi a standard sempre migliori per sentirsi meglio con se stessi e con gli altri. È la vittoria di tutti o, comunque, la ricerca di essa.

Invidia e vergogna vanno a braccetto

C’è un’altra caratteristica che riesce a fare chiarezza sulla negatività dell’invidia: chi la prova, di solito, lo nasconde.

Mentre l’ammirazione, come l’amore, è un sentimento che riesce a restare “privato” per poco tempo, proprio perché si sente il bisogno di condividerlo, il suo “gemello cattivo” è tabù per molti, non solo nel rapportarsi agli altri ma anche verso se stessi. Chi invidia, di solito, è capace di negare questa condizione anche al proprio Io più interiore, cercando scusanti, spesso poco credibili, per giustificare questo sentimento così vergognoso: “non se l’è meritato“, “è stato raccomandato“, “cos’ha lui che io non ho, per meritarsi tutto questo” e tutta una serie di false scuse che sono volte solo a denigrare l’altra persona, senza vederne le qualità, gli sforzi o persino la gavetta che ha fatto, con sacrificio, per arrivare al punto in cui si trova.

Questo perché spesso gli invidiosi sono poco inclini, in realtà, al cambiamento; sono pigri, desiderano il massimo mettendo in gioco il minimo, invidiando il punto d’arrivo senza, ovviamente, nemmeno considerare il percorso che ha portato gli altri sino al punto X.

In questo modo si ha la scusa per continuare a perpetrare una vita di insuccessi, barricandosi dietro la possibilità di annientare anche i successi altrui per poter fare di “mal comune mezzo gaudio”. Qualcosa di veramente subdolo e poco edificante che si capisce come mai sia tenuto tanto nascosto.

Guardarsi dentro: è possibile?

Gli invidiosi cronici, proprio come i  narcisisti e tutti quelli che mentono a se stessi, è difficile che guardino dentro se stessi perché loro, come detto, non mirano ad un cambiamento in positivo personale ma ad uno in negativo per gli altri. Ed i social network, tra l’altro, in questo non aiutano molto: l’ostentare felicità fittizie è spesso un’arma a doppio taglio per chi invidia e chi vuole essere invidiato.

Una società fatta tutta in questo modo sarebbe destinata a non crescere mai, a restare in una sterile pozza di ristagno; fortunatamente, la mente umana è gloriosa di tantissime sfaccettature, tutte diverse, ed è grazie a questa variabilità che si può ancora andare avanti, scegliendo la positività.