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Inquinamento: non solo costi in termini economici

Inquinamento: non solo costi in termini economici

Ci sono realtà tremende che sfuggono alla nostra attenzione perché, semplicemente, ci ritroviamo immersi al loro interno senza rendercene conto, dandole quasi per “normali” e scontate anche quando non lo sono affatto: è quello che succede, purtroppo, con l’inquinamento.

Tra i grandi Paesi europei, l’Italia si classifica “maglia nera” per quanto riguarda i disastri ambientali e di salute provocati dall’alto tasso di inquinamento, con numeri da pandemia.

I numeri dell’inquinamento in Italia

Quasi 91 mila morti premature all’anno e 1500 decessi per milione di abitanti: sono questi i numeri che stanno facendo discutere ed impaurire gli italiani, riguardo all’inquinamento.

Le zone più interessate da questo fenomeno sono il bacino padano, le aree metropolitane di Roma e Napoli, la Puglia, la costa Sud-Est della Sicilia e l’area del frusinate.

Tra le cause, implicati sono il traffico stradale e le emissioni relative a scarichi industriali abusivi e non, ma anche, a sorpresa, l’agricoltura e il riscaldamento a biomasse legnose.

Nonostante i tentativi di tenere a bada la situazione con carburanti sempre più verdi ed ecologici e nonostante l’attuazione di nuove norme, legate ad un intelligente e mirato progresso tecnologico, l’Italia non riesce ad uscire da questa situazione critica, soprattutto nelle zone sopracitate. Anche perché, se la tecnologia non manca, è indubbio che non ci siano abbastanza incentivi e che alcune procedure e attrezzature risultino ancora molto, troppo costose.

La situazione in Europa e nel resto del mondo

Non che fuori dal nostro Paese, però, la situazione sia idilliaca.

In Europa, annualmente, l’inquinamento atmosferico è causa di oltre 500.000 morti, con costi economici stimati tra i 330 e i 940 miliardi di euro; una bella fetta del Pil. Una cifra che potrebbe essere vista diversamente se perlomeno fosse utile a salvare la vita delle persone: l’inquinamento è diventato costoso a livello non solo economico, ma anche, e purtroppo, a livello esistenziale per la nostra popolazione, con l’aggravante di essere auto inflitto.

A livello globale, infine, i numeri diventano (anche se solo a livello statistico) spaventosi: sono milioni i morti annuali per cause legate all’inquinamento e, in totale, risultano essere 9 su 10 le persone che vivono in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Le proposte risolutive

Il Report sulla qualità dell’aria, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Enea e con la partnership delle Ferrovie dello Stato, ha studiato il “DNA dell’inquinamento italiano”, proponendo 10 vie risolutive per fronteggiare la situazione.

La nuova Strategia Nazionale per la Qualità dell’Aria si propone proprio di andare ad agire sul “piccolo” per ottenere risultati importanti “in grande”.

Trasporti, energia, edilizia, tutto sarebbe coinvolto per una nuova gestione politica dell’intero sistema, volta proprio a ristabilire un equilibrio ambientale. Secondo step fondamentale, secondo i ricercatori, dovrebbe essere quello di gestire diversamente anche le politiche energetiche, passando per un approccio preventivo all’emergenza che dovrebbe, appunto, prevenire il raggiungimento di un inquinamento critico.

Un altro punto fermo riguarda l’utilizzo delle automobili: intervenendo sulla gestione dei mezzi pubblici e realizzando più zone ciclo-pedonali, è opinione generale che il parco auto dovrebbe ridursi a meno di un’automobile ogni 2 abitanti, sviluppando quella che viene definita una “mobilità condivisa” (idee sono anche quelle relative al car sharing, ad esempio). Inoltre, i veicoli alimentati a benzina e a diesel dovrebbero diminuire, favorendo gli ibridi plug-in, gli elettrici e quelli a gas.

Ulteriori modifiche dovrebbero essere apportate al settore residenziale, operando nell’interesse di una diminuzione delle emissioni del singolo o di gruppi di singoli attraverso nuovi sistemi ed innovazioni. 

Anche le biomasse sono state coinvolte nel report, consigliando di informare di più riguardo un loro corretto utilizzo e operando con interdizioni in caso di impianti inquinanti, soprattutto in aree critiche, che non rispettino gli standard previsti dalle normative vigenti.

Automaticamente, quindi, si ritrova al centro della discussione anche il comparto agricolo, che dovrebbe ridurre l’azoto proveniente dai propri terreni e l’impatto degli allevamenti, a favore di un’agricoltura biologica.

Naturalmente, non poteva uscirne illeso il mondo dell’industria, che dovrebbe dotarsi di limiti più importanti per le emissioni, favorendo l’elettrificazione e l’utilizzo di combustibili a basso impatto ambientale in impianti ad altissima efficienza.

Insomma, c’è tanto da fare e tanto da rivedere affinché una situazione grave, come quella in corso, possa cominciare a mitigarsi: ma investire in questo senso significa investire sull’ambiente, sulle risorse e sulla nostra stessa vita, per cui l’augurio è che si cominci, quanto prima, ad intervenire sul sistema attuale, chiaramente insufficiente a gestire questa emergenza.