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Inquinamento luminoso in aumento: diremo addio al cielo stellato?

Inquinamento luminoso in aumento: diremo addio al cielo stellato?

Viviamo un momento storico in cui si parla moltissimo di inquinamento, ma senza esplorarne, forse, alcuni aspetti molto importanti da sviscerare. Uno di questi è sicuramente rappresentato da quello luminoso.

Non è un segreto che la vita, dai microorganismi ai vegetali e agli animali, incluso l’uomo, si sviluppi grazie all’alternanza naturale del ciclo giorno-notte, che caratterizza il nostro Pianeta. Anzi, è risaputo che nei punti del globo dove le ore di luce o di buio sono più irregolari, con lunghe fasi consecutive che proseguono anche per mesi, come ai poli, gli abitanti sviluppino anche diversi problemi a livello psicofisico, come stanchezza cronica, sonnolenza e irritabilità.

Eppure si fa fatica ad allineare questo tipo di conoscenze con l’inquinamento luminoso, problema che ci sta interessando sempre di più.

Un fenomeno dalle conseguenze sottovalutate

Sulla rivista Science Advances è apparso un articolo riguardante gli studi di un’equipe di scienziati del Leibniz-Institute of Freshwater Ecology and Inland Fisheries (e di altri enti), che, attraverso immagini satellitari, ha esaminato a livello globale l’aumento dell’illuminazione artificiale notturna negli ultimi anni.

Come si può immaginare, il trend si è scoperto pericolosamente in aumento, con conseguenze che vengono, per il momento, troppo sottovalutate.

Attraverso il Virs (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite), un sensore satellitare firmato NASA (National Aeronautics and Space Administration) e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), sono stati studiati e collezionati i dati relativi all’illuminazione notturna artificiale del mese di ottobre, dal 2012 al 2016, scoprendo un aumento annuo del 2,2%, non condiviso soltanto dai Paesi devastati dalla guerra (Yemen, Siria).

Se le zone in via di sviluppo apparirebbero quelle più “colpite” dal problema, quelle più industrializzate sembrerebbero quasi costanti nel livelli di inquinamento luminoso, ma potrebbe trattarsi di un dato falsato: colpa della grande reperibilità di luci a LED, che risultano anche molto vantaggiose per i consumi. Questo perché i sensori del Virs non riescono a captare le lunghezze d’onda della luce blu emessa da queste lampade che, in molti casi, vengono incautamente lasciate a lungo accese proprio per i bassi consumi di energia, che gravano pochissimo in bolletta. Un elemento che distrae dal fatto che, in ogni caso, anche la luminosità artificiale può rivelarsi dannosa, se mal gestita.

Franz Holker, tra gli autori del lavoro, ha riferito: “Siamo convinti che la luce artificiale sia un inquinante ambientale che ha profonde implicazioni ecologiche ed evolutive per molti organismi, dai batteri ai mammiferi, esseri umani compresi. L’aumento dell’inquinamento luminoso potrebbe modificare per sempre interi ecosistemi“.

Per gli esseri umani i rischi non sono pochi: stress, sonno, umore, soglia dell’attenzione, funzioni cognitive sono tutti coinvolti. Notti troppo luminose e cieli, inevitabilmente, sempre meno pieni di stelle, ai nostri occhi, potrebbero diventare un problema non solo per i più romantici, ma per tutti, inclusi i nostri coinquilini animali e vegetali. Bisogna sempre ricordarlo.