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Inès de la Fressange rilancia la moda semplice: "Meno stereotipi e più libertà"

Inès de la Fressange rilancia la moda semplice: “Meno stereotipi e più libertà”

La moda non può e non deve essere un concetto “oggettivo” ma, anzi, deve risultare il più soggettivo possibile affinché possa risultare “comoda” per chi la indossa. Questo è, più o meno, il pensiero in sintesi della modella e icona di stile Inès de la Fressange.

Un pensiero sicuramente controcorrente rispetto alle sue colleghe, quello di Inès de la Fressange. La modella e stilista francese, infatti, è portavoce di una moda che sia comoda, interscambiabile, personalizzata il più possibile e, perché no, anche di budget accessibile.

L’intervista

In un’intervista apparsa sul Corriere, le idee della bella quasi-sessantenne (soltanto da calendario perché, per il resto, è un’età che nessuno potrebbe immaginare per quest’incredibilmente affascinante donna del panorama fashion) appaiono più chiare che mai: non c’è bisogno di cambiarsi d’abito per ogni occasione, di spendere fior fior di quattrini per abiti che si indosserebbero due volte nella vita, di conformarsi ad uno stile che non si sente proprio o che risulta scomodo da portare. La moda, per Inès, è prima di tutto stare bene con sé stesse.

Niente lusso sfrenato a tutti i costi, insomma, niente griffe obbligatorie, e no allo shopping compulsivo.

Potrebbe sembrare un controsenso con la sua carriera, che l’ha vista modella per Chanel e che da 14 anni la lega al marchio Roger Vivier, che è lusso per eccellenza: “Io amo la tradizione, le cose molto ben fatte; è per questo che continuo ad occuparmi di questo storico marchio francese; perché per me rappresenta tutto quello che amo nella moda e non è soltanto apparenza, ma sostanza e cultura” – ha affermato.

Continuando: “La modernità oggi non è esibire la griffe ma stare bene nei propri panni. Non ci sono più diktat e l’attitudine fa la moda. Meno stereotipi e più libertà. Tacchi e trasparenze non ti fanno sempre sentire a tuo agio e sicura. (…) Questo è l’altro aspetto meraviglioso della moda d’oggi. Puoi uscire di casa vestita per affrontare qualsiasi impegno, basta una scarpa per cambiare scenari. E anche con i jeans e una bella giacca a un cocktail non ti sentirai fuori posto. Io, per esempio, non ho neppure un abito da sera. Non avrei le occasioni per indossarli e poi costano troppo“. D’altro canto, conclude il discorso dicendo: “le cose in prestito non sono tue e non ti stanno mai abbastanza bene“.

Il libro

Su questa scuola di pensiero la stilista ci ha fondato l’idea per un libro che sta andando a ruba. Si tratta di “Come mi vesto oggi, il look book della parigina“, che all’uscita in Francia ha venduto anche mille copie al giorno e, in Italia, in boutique da Vivier, ha esaurito tutte le copie in venti minuti, con tanto di aspiranti ammiratrici per una dedica in copertina. Inès giustifica così questo successo, dicendosi lei stessa sorpresa da tanto calore: “Le riviste di moda raccontano le novità e la creatività, ma hanno abbandonato l’idea della donna di tutti i giorni. Così, mi sono detta, perché non parlare di moda alle gente che non è della moda?“.

Questioni di fiducia

Disegno e mi occupo di tutto sulle collezioni per cui lavoro. E mi divido con il mio ufficio in Vivier e i viaggi per raccontare questa bella avventura. Mi chiamano Camomilla nel gruppo perché rendo il clima sereno pur dicendo sempre quello che penso. Questo è quello che vogliono da me: che sia sincera. A volte mi chiedo se merito tanto, vado da Diego della Valle e gli dico se è sicuro che gli sono utile. E lui mi chiedo un parere su quella borsa. La fiducia è bella” – ha concluso la de la Fressange, parlando anche del suo guardaroba come di un luogo essenzialmente casual, tranne che per la “ovvia” collezione Vivier in seta.

Uno stile e un modo di pensare di sicuro diverso rispetto al panorama mondiale della moda e che offre molti spunti di riflessione.

Figlia di una modella e di un marchese e a sua volta madre, in questa personalità è possibile vedere quel famoso “medio” (in medio stat virtus) di cui troppe volte ci si dimentica per inseguire “il luccichio dell’eccesso”.