Imparare a fallire è possibile?
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Imparare a fallire è possibile?

Imparare a fallire è possibile?

Il panorama VIP internazionale è pieno di nomi illustri che hanno fallito tante, tantissime volte prima di arrivare al successo. Eppure, davanti ad un’esperienza negativa, c’è chi è pronto ad abbattersi immediatamente.

La storia dei personaggi moderni più influenti del nostro panorama sociale e culturale è intrisa di miti riguardo clamorosi fallimenti che, in qualche caso, pare siano assolutamente veritieri. Qualche esempio?

Einsten pare fosse molto lento nell’apprendimento da piccolo, che abbia cominciato a parlare a 4 anni e a leggere a 7: un percorso che valse alla sua maestra l’autorizzazione a definirlo “mentalmente handicappato”. Disney, invece, venne licenziato da un incarico di disegnatore di fumetti per scarsa immaginazione. Steve Jobs fu cacciato dall’azienda che aveva contribuito a fondare e, solo in seguito ai suoi successi, venne richiamato per diventarne amministratore. Addirittura Michael Jordan venne cacciato dalla squadra di basket al college! Insomma, se ognuno di questi personaggi si fosse arreso al primo, tremendo fallimento, la nostra cultura sarebbe davvero fondata su chissà quali altri parametri e quale altre personalità.

Imparare a fallire: un tassello fondamentale del puzzle

Io non perdo mai. Certe volte vinco, altre volte imparo” è un celebre aforisma attribuito a Nelson Mandela che contiene tutte le parole chiave dell’approccio al fallimento.

Non bisogna mai dimenticare di essere umani e soggetti, per natura, a sbagli ed errori di valutazione: l’importante è imparare da essi e costruire, sulla loro base, le nuove esperienze del futuro, proprio per evitare di ripetere sempre gli stessi, infruttuosi iter.

Accettare di essere fallibili e dare uno scopo al proprio fallimento è tutto quello che serve per avere una visione obiettiva e matura, oltre che costruttiva, delle cose.

Volendo andare per gradi, per incanalare positivamente un evento negativo come questo, che sia relativo al lavoro, alla vita sentimentale o al quotidiano, si potrebbe schematizzare tutto in un path del genere:

  • Focalizza e accetta le tue emozioni, anche quelle negative e di frustrazione: ti servirà per metabolizzare tutto nella maniera corretta e proseguire.
  • Evita di biasimarti o di colpevolizzarti: tutti sbagliano o hanno sbagliato molte volte nella vita, è una contingenza naturale.
  • Prova a de-personalizzarti: guarda tutta la vicenda dall’esterno, come se fossi un osservatore non coinvolto, e traine i giusti insegnamenti.
  • Humor e auto-ironia: ridere degli altri è estremamente facile, ma imparare a ridere di sé stessi non lo è altrettanto; eppure è la chiave per sdrammatizzare anche gli eventi più tremendi da assorbire.
  • Affronta le cause del fallimento, non rimuginare e focalizzati sui giusti obiettivi: essere lucidi è fondamentale per aggirare -e superare- l’ostacolo.
  • Concretizza i tuoi progetti: se i tuoi orizzonti sono troppo utopici ed irrealizzabili cerca di renderli più realistici, riformulali… e riprovaci!

Fallire è normale, riprovarci è da coraggiosi

Potremmo dire che il fallimento è una cosa che, in fondo, accomuna tutti e non fa sconti a nessuno; ma quanti, invece, hanno il coraggio, le risorse e la resilienza per riprovarci ancora e ancora?
Piuttosto che lamentarsi di quello che non si è riusciti ad essere, è meglio pensare a chi si vuole essere davvero!