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Il morbo di Alzheimer il male silente

Il morbo di Alzheimer è una patologia degenerativa a carico del cervello caratterizzata da una progressiva debilitazione delle funzioni di memoria e ragionamento del malato.
Questa malattia ha pesanti ripercussioni sulla vita dell’individuo, incapace di immettere la sua persona all’interno di una storia, di un preciso tempo o di una famiglia. Le conseguenze sono disastrose per la sua psiche e per la famiglia stessa.
Purtroppo non vi è alcuna causa conclamata eccetto nell’1-5% dovuta a motivazioni genetiche.

Ma è possibile curare il morbo di Alzheimer?
La risposta è nì. Esistono cure palliative volte al rallentamento del decorso della malattia ma non esistono attualmente cure definitive. Il trattamento farmacologico d’elezione consta nella somministrazione di farmaci che imitano l’azione biologica mancante ma alcune ricerche scientifiche hanno mostrato l’importanza di associare alla terapia farmacologica, una sana alimentazione e l’adozione di una routine quotidiana fatta di esercizi psicologici e fisici. Un buon allenamento mentale può aiutare a recuperare tasselli importanti nella vita del paziente.

Cosa ci prospetta il futuro?
Alcuni recenti studi hanno prospettato una visione non rosea del futuro, ipotizzando la presenza di un malato di Alzheimer in una famiglia su quattro entro i prossimi vent’anni.
Risulta importante effettuare una diagnosi rapida e prevenire la malattia.
Nel primo caso, esiste una fase denominata pre-demenza in cui il soggetto tende a dimenticare alcune cose, appare disorientato o non riesce più a effettuare pratiche quotidiane ritenuti banali come fare i conti o cucinare.
Questa pre-demenza potrebbe avere un anticipo di ben 8 anni sulla fase conclamata della patologia e i familiari possono effettuare delle diagnosi mirate con lo scopo di rallentare l’evoluzione del morbo.
Per quanto riguarda invece la prevenzione, le evidenze scientifiche sono in contrasto.
Manca infatti un dato certo che provi l’efficacia del metodo preventivo ma esistono studi epidemiologici che hanno trovato una correlazione tra la dieta, la continua attività mentale e l’uso di farmaci specifici con il morbo di Alzheimer. Ovviamente sono studi che devono essere approfonditi prima di arrivare ad una verità assoluta. Speriamo che prima di questi vent’anni la ricerca riesca a compiere passi da gigante permettendo al malato di Alzheimer e ai suoi caregivers di rispondere efficamente all’azione del morbo.