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Bambino mette ordine metodo KonMari

Il Metodo KonMari: il decluttering positivo

Può capitare a tutti di associare degli oggetti a momenti tristi o, al contrario, gioiosi della propria vita: non si tratta di scaramanzia ma di pura e semplice casualità, miscelata alla psicologia.

La maglietta che indossavamo quando abbiamo ricevuto quella brutta telefonata, gli orecchini che ci ha regalato un partner che ci ha maltrattato o fatto soffrire, quel detersivo che ha rovinato il mobile che amiamo tanto e che ci è costato una fortuna: quante volte siamo entrati in contatto con questi oggetti, provando un senso di disagio, di tristezza, a volte di vera e propria rabbia? Questi sentimenti, alla lunga, possono cominciare a confondersi con gli oggetti dai quali scaturiscono, definendoli e contaminando il nostro umore ogni volta che vi entriamo in contatto.

È proprio su questa riflessione che si fonda il Metodo KonMari, per mettere in ordine gli spazi di casa… dando priorità alla positività.

L’evoluzione del decluttering

A volte ci affezioniamo così tanto agli oggetti che, anche quando diventano inutili, si rompono o si guastano, non abbiamo il coraggio di liberarcene.

Marie Kondo, scrittrice giapponese di 2 libri di economia domestica che hanno fatto il giro del mondo, diventando best seller, ha cercato di far confluire tutte queste componenti in uno stesso concetto da cui trarre il way of living perfetto: secondo lei, infatti, per migliorare la qualità della propria vita, non bisognerebbe fare altro che conservare soltanto gli oggetti che ci generano gioia. Semplice no?

In questo modo ci si libererà di tutto quel materiale capace di infonderci tristezza e ci si ritroverà davanti sempre e solo ricordi e input allegri, influenzando le nostre giornate in positivo; in fondo è una strategia quasi intuitiva!

Senza esagerazioni

Naturalmente non bisogna forzare troppo la mano: se ci sono oggetti “neutri” che, però, sono capaci di offrire grande supporto nelle mansioni quotidiane, è utilissimo continuare a tenerli, così come non bisogna confondere questa pratica di riorganizzazione degli spazi come una votazione al design minimal. Si tratta soltanto di un modo nuovo per scartare ciò che non serve più e che, anzi, viene formalmente “salutato e ringraziato” per tutto il tempo passato insieme e per la sua utilità.

Magari per noi occidentali può sembrare sciocco salutare, ad esempio, un tostapane: ma quante volte lo facciamo senza rendercene conto? 

Con il Metono KonMari, insomma, si impara ad esternare ciò che troppo spesso facciamo in automatico, dandogli un motivo, traendone delle indicazioni, esplorando un’attitudine alla vita che può, certamente, essere più aperta e felice semplicemente perché è la felicità il perno intorno al quale si disegnano tutte le decisioni da prendere. 

Per tutto il resto, poi, a monte dello “scarto”, bisognerà avere la pazienza di rimettere tutto a posto nei vari scaffali, creando un’armonia generale che è sempre contagiosa!