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Quando lasciare andare è terapeutico

Il “metodo del Vaffa”: quando lasciare andare è terapeutico

L’essere umano è, qualche volta, una creatura estremamente complessa nella sua semplicità: può riuscire ad imparare a sopportare condizioni che si fanno via via più difficili, piuttosto che rischiare di cambiare tutto e prendere in mano le redini della propria vita.

Era il 2005 quando John Parkin ha deciso di mettere nero su bianco quello che lui stesso aveva imparato: aveva, infatti, appena deciso di trasferirsi dalla caotica Londra nella provincia di Urbino, cambiando completamente e radicalmente stile di vita. Quella svolta ha avuto un significato e delle conseguenze, poi, molto più grandi, nell’immediato futuro, e quello che John ha capito ha deciso di condividerlo con il mondo: ha scritto numerosi libri (oggi tradotti in tutto il globo addirittura in 20 lingue) ed ha cominciato ad organizzare corsi e seminari, che tiene tutt’oggi, su quella che lui chiama la Terapia Fuck It o, in italiano, “Metodo del Vaffa“. Ma in cosa consiste?

Il “Metodo del Vaffa” e l’arte di lasciare andare

I retaggi culturali lasciatici dalle generazioni precedenti echeggiano nella nostra mente, riuscendo a diventare anche, inconsapevolmente, parte integrante delle nostre azioni e delle nostre scelte. Persino dire parolacce, in teoria, sarebbe politically incorrect.

Ed è proprio su un concetto quasi rivoluzionario che si basa il “Metodo del Vaffa”. Fino a qualche decina di anni fa sarebbe stato impensabile anche intitolare così un seminario!

Il concetto su cui si basa è molto semplice: imparare a lasciare andare.

È qualcosa con cui gli esseri umani hanno sempre avuto problemi perché, per molti, lasciare andare significa rinunciare, perdere, sentirsi insoddisfatti e frustrati. E se, invece, fosse esattamente il contrario? Se ci si rendesse conto che le frustrazioni maggiori arrivano proprio da una vita che si conduce per inerzia, senza troppi sforzi e senza rischiare davvero per ciò che si desidera?

Che sia un’idea, un’ambizione, un modus vivendi, che riguardi una coppia ormai “scoppiata”, una situazione difficile sul lavoro o un’amicizia non genuina, la possibilità di ritrovarsi in una condizione in cui si sta “stretti”, scegliendo di fare buon viso a cattivo gioco per non iper reagire, è alla portata di tutti. Esattamente come tutti possiamo fare l’erroneo pensiero di credere qualcosa assolutamente indispensabile ed insostituibile: un amico, un partner, un posto di lavoro.

La verità è che vivendo accontentandoci finiamo per vivere la vita di qualcun altro, rischiando di morire pieni di rimpianti per tutto ciò che non abbiamo avuto il coraggio di fare, fin quando ne avevamo la possibilità.

La metafora della rana

C’è una metafora molto utilizzata che può aiutare a far capire il concetto.

Immaginiamo di avere una rana in un po’ d’acqua, all’interno di una pentola. Accendendo il fuoco, l’animaletto comincerà a sentire un piacevole tepore e a rilassarsi in quell’acqua tiepida… man mano che l’acqua diventa più calda, però, la rana diventa, senza accorgersene, gradualmente più debole, fino ad arrivare al punto di perdere la vita perchè ha estinto qualunque energia per scappare via, finendo per cuocersi viva.

Questo è quello che succede anche agli esseri umani quando cominciano, gradualmente, ad abituarsi a qualcosa che scoprono non essere di loro gradimento… finendo per morire dentro.

Il “Metodo del Vaffa” esorta a ribellarsi, a scegliere secondo i propri desideri, la propria etica e il proprio Io interiore, senza badare all’approvazione altrui e senza aver paura di perdere qualcosa che, in fondo, non è mai nemmeno sempre necessario o insostituibile!