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Il lato positivo del fallimento

Il lato positivo del fallimento

Viviamo in una società dalla gratificazione facile, istantanea e temporanea. Essendo tutti un po’ “in vetrina”, con l’utilizzo dei Social Network, siamo facilmente portati a vergognarci delle naturali sconfitte che ci presenta la vita. Ma è proprio così che bisogna reagire ai fallimenti?

Prova. Fallisci. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio” diceva Samuel Beckett. Ed aveva tremendamente ragione.

Se ci si pensa, un successo non è altro che il gradino finale di tantissimi step fatti di fallimenti, ognuno dei quali ha insegnato qualcosa.

“Sbagliando s’impara”

E’ proprio vero che nei detti popolari si nascondono grandi verità e intramontabili certezze.

Viviamo in un’epoca particolare, dove tutto è temporaneo, “precario”, non solo a livello lavorativo.

Un contratto temporaneo di lavoro è la risposta concreta ad un sentimento passeggero, ad un’amicizia che finisce, ad un Like su Facebook, ad un video breve su Youtube che, dopo 30 secondi, ci ha già stancato.

Nessuno ha voglia, né crede di essere in grado, di fare quella che un tempo era definita la “sacrosanta” gavetta.

Per raggiungere posizioni di successo bisogna fallire tante volte, perché bisogna imparare tanto, allo stesso modo in cui per trovare la persona giusta bisogna impegnarsi moltissimo, per non rischiare di farla fuggire. Identicamente funziona tutto il resto, ma siamo così “drogati” e addicted dalla scarica di dopamina che ci fornisce una gratificazione momentanea, anche se insignificante, che dimentichiamo tutto questo. Dimentichiamo come si cresce, come si cammina su questa Terra, che non tutto è scontato e ci è dovuto.

La perfezione non esiste

In psicologia si dice che i perfezionisti sono “maniaci ossessivi” alla perenne, affannosa ricerca di qualcosa che non esiste.

Cercare di migliorarsi sempre è un buon input di vita; essere costantemente insoddisfatti perché ci si immagina in tutt’altre maniere, invece, può diventare persino patologico.

Il confronto tra l’immaginazione, l’idealizzazione e la realtà non potrà mai reggere. Ecco perché bisogna vivere con la testa un po’ per aria, ma i piedi puntati per terra. Solo in questo modo si può imparare a capire che un fallimento non è altro che uno dei vari tasselli che formano il puzzle che indica la strada verso il successo.

Nulla è facile, nulla è veloce, nulla è scontato; le cose migliori hanno bisogno di tempo, conoscenze, esperienze e grande forza di volontà per essere raggiunte.

Le generazioni passate lo sapevano bene, quelle nuove, forse, un po’ meno.

“Arrendersi è l’unico modo sicuro per fallire veramente”

Quest’altro aforisma dell’autrice americana Gena Showalter spiega bene molte cose, con poche parole.

Vergognarsi di un fallimento è da perdente, mentre dare uno scopo alla sconfitta, utilizzarla per migliorarsi ed imparare qualcosa, senza perdere l’entusiasmo di continuare a perseguire lo scopo per il quale ci si era messi in gioco, invece, è da vincenti.

In fondo, riflettendoci, a questo mondo non esisterebbero vincitori se nessuno avesse accettato almeno una grande sconfitta durante il percorso!

Nessun mare calmo forgia abili marinai“… abbiamo imparato ad accettare le cose positive, mostrandole con orgoglio al mondo per sentirci potenti e “cool“; ora dobbiamo anche imparare a capire che il dolore, la tristezza, i fallimenti, fanno parte della vita nella stessa identica maniera, e vanno accettati ed “attraversati” per poterli utilizzare a nostro vantaggio!