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Il diritto di essere stanchi in una società che non lo permette

Il diritto di essere stanchi

Nella società del “tutto e subito“, delle mille attività e, soprattutto, della vita messa in vetrina sui social, sentirsi stanchi sembra quasi proibito, sconveniente, qualcosa di cui vergognarsi; come se si fosse perso il diritto di potersi fermare, anche solo per un attimo.

E se, invece, si trattasse solo di un giudizio affrettato proclamato da persone povere di empatia o, peggio, inviluppate anch’esse nel sistema frenetico della società dei tuttofare?

La stanchezza non è solo fisica

Quando si parla di stanchezza tutti noi siamo portati a pensare alla fiacchezza fisica, a quella sensazione di mancanza di energie che ci pervade dopo grossi sforzi fisici oppure dopo una qualunque attività, anche solo mentale, che ci ha tenuti impegnati a lungo.

Si tratta, in quel caso, di una circostanza che si argina da sé, con una serata tranquilla a base di pizza, divano e TV o una bella dormita. Più alla larga, un weekend di relax o una vacanza di qualche giorno sono in grado di scrollare di dosso le tensioni e i pensieri del quotidiano, magari dopo mesi di lavoro incessante.

Ma c’è un altro tipo di stanchezza, però, che è più mentale, psicologica, e deriva, in parte, anche da un accumulo di quella “superficiale” e quotidiana a cui abbiamo appena accennato.

Quando la stanchezza diventa psicologica

In uno scenario di imprevisti che si susseguono, concatenati al quotidiano, al lavoro e ai doveri che ognuno di noi deve assolvere, è facile che si possa sperimentare anche della stanchezza mentale, cronicizzata da un accumularsi di situazioni nelle quali ci si è inviluppati e che non lasciano via di scampo, soprattutto se parliamo di periodi lunghi ed intensi che non possono essere “smaltiti” psicologicamente attraverso una pausa.

A quel punto siamo di fronte a qualcosa di diverso, in divenire, che ha due possibilità di evoluzione: la risoluzione, avendo la pazienza e la forza di aspettare il momento giusto per rilassarsi e lasciarsi tutto alle spalle, o una cronicizzazione sempre più acuta, che può sfociare anche in attacchi di panico, depressione e malesseri psicofisici.

Perché, quindi, dovrebbe essere definibile “sconveniente” sentirsi stanchi?

Per quale motivo è quasi vietato mostrarsi agli altri bisognosi di un momento di pausa per “ricaricare le batterie” e ricominciare più grintosi di prima?

La pausa come diritto e dovere

Staccare dallo stress non è solo un diritto di tutti a livello umano, ma anche un dovere verso i propri impegni: i workers migliori, infatti, sono proprio quelli che riescono a conciliare meglio la vita privata con le ore lavorative. Non certo i workaholic, insomma, ossessionati dal lavoro al punto da penalizzarlo, addirittura, a causa di un’errata condotta soggiogata dall’ansia da prestazione.

Questo è un aspetto fondamentale da tener presente: quante volte, ad esempio, un’idea geniale ci ha sfiorato mentre eravamo sotto la doccia o tra i vapori di un bagno bollente?

Una mente che sa rilassarsi è una mente produttiva che prepara il terreno per sé stessa; e questo, a vederlo dall’ottica giusta, è qualcosa di cui andar fieri!