YourMag » Psiche » I rimpianti e la carica negativa del “se avessi”
I rimpianti e la carica negativa del "se avessi"

I rimpianti e la carica negativa del “se avessi”

Quando ci si trova su una mongolfiera, l’unico modo per salire più in alto è lasciar cadere una zavorra. Qualche volta, in casi estremi, si può lasciar andare anche parte dell’equipaggiamento, tenendo con sé solo le cose necessarie. Lo stesso succede nella vita quando si lasciano andare i rimpianti.

In genere, l’essere umano sperimenta due tipi di sensazioni simili, in momenti particolari della vita: i rimpianti e i rimorsi. I primi comprendono quelle azioni mai compiute, per mancanza di coraggio o di consapevolezza, mentre i secondi riguardano qualcosa che è avvenuto, che è stato fatto, ma non al meglio e non nella maniera giusta, con la visione a posteriori delle cose.

Naturalmente è normale che in momenti di sconforto si guardi al passato con autocritica: è, d’altro canto, uno dei modi più saggi di crescere e di mettere a fuoco quegli errori che non andranno più ripetuti, valutando anche, ove si può, se sia possibile rimediare e a quale costo.

Quello che diventa disfunzionale, invece, è farsi ossessionare dal “se avessi”. Non c’è inquinamento peggiore per il presente e, di riflesso, per il futuro.

La “scusa” del rimpianto

Può apparire crudele da asserire, ma molto spesso il rimpianto, soprattutto quando velato da una lamentela destinata a se stessi o agli altri, non è altro che una scusa per bloccarsi e non andare avanti; un escamotage per passare la “patata bollente” a qualcun altro o a una qualche entità frapposta tra noi stessi e la casualità. In parole povere, il rimpianto aiuta a de-responsabilizzarsi.

È quasi paradossale, ma continuare ad immaginare scenari diversi nel passato, idealizzando futuri alternativi differenti dal presente che tanto rende insoddisfatti, non fa altro che far perdere di vista il fatto che, poiché le cose sono andate in un certo modo, non solo non è possibile cambiare il passato, ma è possibile, invece, cambiare il presente in base alla nuova consapevolezza acquisita.

Un potere enorme che rischia di rimanere bloccato, subissato dai “se avessi fatto“, “se avessi detto” etc.

E quali sono le prevedibili conseguenze di tutto questo? Che si continua a perdere di vista ciò che è importante, lasciando davanti agli occhi un passato che non esiste più e il sogno di un presente e futuro alternativo che non esisterà mai di fatto, continuando a collezionare sbagli e rimpianti che si attorciglieranno su se stessi in una spirale senza fine, in grado di inghiottire anche il suo creatore.

Imparare a lasciare andare ciò che non esiste (più)

È molto importante imparare a capire la valenza del “qui e ora“.

Può sembrare una frase fatta ma, in realtà, è molto più di questo.

Esattamente come è impossibile pensare di non commettere errori, è altrettanto impossibile porsi delle aspettative troppo alte su se stessi: gli sbagli sono l’essenza dell’evoluzione, della presa di coscienza, della maturazione e del cambiamento.

In fondo, tutto può essere riassunto in una sola frase: “Tutti i passi che ho compiuto mi hanno portato qui, ora“.

È chiaro che se questo “qui e ora” ci soddisfa, saremo più inclini a considerare gli errori passati come dei mezzi per raggiungere la meta; se, invece, il “qui e ora” ci rende infelici, frustrati, disillusi, allora sarà più facile fantasticare su ipotetici passati “diversi”, che avrebbero potuto condurre ad un presente ed un futuro alternativo migliore.

Conclusioni

Ma allora qual è la soluzione?

C’è una cosa da tenere presente che non si deve mai dimenticare: fantasticare un po’ è concesso, perdersi in realtà alternative inesistenti no, anche perché non avrebbe senso. Molti errori vengono commessi per immaturità, inesperienza, mancanza di consapevolezza o cattiva disposizione, in quel preciso momento: il che vuol dire che nulla sarebbe potuto andare diversamente da come è accaduto.

Quello che, invece, è veramente importante è imparare dai propri errori, non reiterarli e dar loro uno scopo: è, questo, un profondo momento di crescita che consentirà di affrontare (e salvare) il presente ed il futuro con una maggior consapevolezza.