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I legami sociali favoriscono la longevità

I legami sociali favoriscono la longevità

Viviamo in un momento storico-sociale così frenetico e bombardato dai social media che, senza rendercene conto, stiamo diventando una generazione di persone sole, per una serie di fattori che si accavallano e si concatenano.

Paradossalmente, a volte le risposte giuste alle domande più complicate arrivano proprio da quelle stesse “entità” che dovremmo considerare come “nemiche”.

In uno degli episodi della celebre serie TV intitolata “Californication“, il protagonista Hank Moody, interpretato da un bravissimo David Duchovny, dice una frase alla figlia che fornisce ispirazione per riflessioni intime e personali infinite: “(…) tu hai scritto un libro, capisci? Alla tua età non lo fa nessuno. Troppo presi a messaggiare, twittare, condividere la pretesa di una vita che non hanno nessuna voglia di costruirsi“.

In effetti, pare proprio che il futuro che ci stiamo costruendo sia fatto di legami poco sociali e molto virtuali e tanta, troppa, solitudine.

La vita frenetica del quotidiano si riesce ad adattare molto velocemente ad una routine poco sociale e molto social, perché la stanchezza, gli impegni e gli imprevisti impigriscono e rendono più difficile “lavorare” sui legami reali, su quel processo che porta ad uscire di casa, a passare qualche serata in compagnia, a costruire rapporti e complicità vera e vissuta con le persone.

Certo, si potrebbe avere l’impressione che i servizi di messaggistica istantanea o qualche telefonata siano alleati di una crescente intimità, ma quante volte capita che quella sinergia, in apparenza perfetta, si rovini con il face-to-face?

La verità è che è molto facile “sbilanciarsi” in commenti, messaggi ed email, nascosti da uno schermo, ma per forgiare qualcosa di vero tutto questo non basta e le statistiche sul tema parlano chiaro.

I numeri della solitudine

Secondo un importante settimanale femminile, una recente indagine ha scoperto che la massima ricchezza di connessioni umane avviene intorno ai 25 anni, età dopo la quale la crescente pressione degli impegni lavorativi, di coppia e/o familiari restringe progressivamente la rete sociale. Le amicizie e i legami in generale, insomma, vengono relegati ad un gradino inferiore rispetto al resto, come se fossero ritenuti meno importanti.

I dati statistici assicurano che, ad esempio, in Gran Bretagna la solitudine riguardi oltre 9 milioni di persone (in gran parte anziani e disabili), tant’è che la premier Theresa May ha ritenuto necessario istituire un “Ministero della Solitudine”. In Italia i numeri non sono, poi, così diversi: parliamo di 8 milioni di persone sole, il 13% dei cittadini. Ma è negli USA che le cifre diventano da capogiro: 42,6 milioni di persone sopra i 45 anni non hanno nessuno con cui confidarsi o a cui chiedere aiuto in caso di bisogno.

Eppure è risaputo che, se da un lato la solitudine può essere considerata anche fatale (basti pensare ai più deboli, che poi sono anche i più colpiti da questo fenomeno, come gli anziani e i disabili sopracitati), dall’altro lato i legami sociali fortificano il sistema immunitario, addirittura favoriscono la longevità e, secondo qualche esperto, ridurrebbero il rischio di patologie croniche.

La soluzione

Come sempre, la soluzione all’enigma è da ritrovare innanzitutto dentro noi stessi.

In fondo, a volte si tratta solo di ristabilire le priorità, di distribuire meglio i tempi da dedicare ai doveri per recuperare qualche minuto da dedicare ai piaceri. Piaceri che non devono essere, necessariamente, legati ad una connessione ad internet o ad una lunga lista di episodi di una serie TV, ma che rientrano anche nella volontà di trovare il tempo necessario per costruire rapporti sociali sinceri, tenendo presente che è la qualità che conta, non la quantità.

Per evitare che un giorno si possa diventare, inconsapevolmente, anziani soli e tristi come quelli a noi contemporanei, magari soltanto un po’ più pratici nell’ambito tech.