YourMag » Psiche » Gli uomini più intelligenti sono quelli fedeli
Gli uomini più intelligenti sono quelli fedeli

Gli uomini più intelligenti sono quelli fedeli

Quando si parla di coppia, di sentimenti, di appartenenza, tutti siamo più o meno d’accordo nella volontà di trovare una persona con cui sentirci al sicuro, a nostro agio, protetti; qualcuno di fedele, in tutti i sensi in cui lo si possa essere. La scienza dice che gli uomini che posseggono queste qualità sono anche i più intelligenti.

Viviamo in un’epoca dove i titoloni di giornale mirano al sensazionalistico per accalappiarsi click e lettori: molti sono veritieri, altri fasulli ed altri ancora fuorvianti, ma tutti hanno la caratteristica comune di attirare l’attenzione, mettendo in combinazione, talvolta, un difetto con un vantaggio, per dimostrare che anche qualche cattiva abitudine o brutto carattere, possa nascondere QI elevati, doti particolari o altro, in positivo.

Questa volta, invece, sembra che la scienza ci metta di fronte al fatto che sono proprio le persone più meritevoli ad avere la meglio su quelle che si pongono meno problemi, perlomeno a livello empatico, nella vita.

Parliamo dello studio condotto dalla London School of Economics di Londra, guidato dallo psicologo giapponese Satoshi Kanazawa, psicologo evolutivo che da anni si dedica agli adattamenti sociali ed ambientali.

La ricerca

Lo studio si è basato su un campione molto ampio, formato da partecipanti ad alcuni sondaggi americani, incentrati sulla valutazione del Quoziente Intellettivo e sulle abitudini sentimentali.

Ne emerso che gli atei possedevano un QI medio di 103 mentre i religiosi di 97; i liberali un QI medio di 106 ed i conservatori di 95; infine gli uomini fedeli rivelavano un QI più alto mentre le donne non presentavano particolari differenze a fronte delle differenti abitudini sentimentali e sessuali.

Le opinioni dello psicologo

Secondo Kanazawa tutto questo avrebbe un’importanza storica.

Gli uomini che sono rimasti “farfalloni”, esattamente come la letteratura e la storia li descrive, semplicemente sarebbero meno evoluti, meno adattati all’ambiente nuovo che ci circonda, dove le consapevolezze, rispetto a tanti secoli fa, sono aumentate e, quindi, dovrebbe esserci più rispetto di certi valori e di certe appartenenze. Un uomo che cede alle continue, scontate tentazioni che la vita gli pone davanti, anche quando ha scelto consapevolmente un percorso a due con una donna in particolare, è un uomo fragile, che ha bisogno di approvazione dall’esterno, che non è riuscito a prendersi in toto le sue responsabilità di uomo, compagno, amico fedele.

Perché, bisogna ricordarlo, un tradimento sessuale e sentimentale è molto più che una questione di sesso: è un’architettura di bugie, di omissioni, di vite alternative che vengono consapevolmente organizzate, mentendo di continuo, per poterle portare avanti; il tradimento, quindi, è anche morale oltre che sentimentale.

D’altro canto, secondo lo psicologo, tutto questo deriverebbe da un’impronta molto forte di egoismo, considerato, dallo specialista, come qualcosa di anacronistico, un modus vivendi che, con le consapevolezze maturate nell’età moderna, non ha senso più di esistere; sarebbero infatti i comportamenti legati all’empatia e all’altruismo a denotare maggiore intelligenza, perlomeno negli uomini.

Insomma, per una volta l’evoluzione mette in risalto una qualità molto importante, che si collega automaticamente a valori molto profondi; ma c’è dell’altro.

Un uomo innamorato e appagato non c’è ragione che, magari alla prima crisi, giri le spalle ai sentimenti e soprattutto tradisca la sua compagna, anche perché, in termini di altruismo, metterebbe solo la sua felicità (e la sua salute) a repentaglio… per una scappatella che aiuta solo a gonfiare l’ego.