Gestire pensieri intrusivi? Tutto affare di un neurotrasmettitore
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Gestire pensieri intrusivi? Tutto affare di un neurotrasmettitore

Gestire pensieri intrusivi? Tutto affare di un neurotrasmettitore

Cattivi pensieri, preoccupazioni, ansie… quante volte capita che contaminino il normale esercizio delle funzioni mentali, arrivando a danneggiare intere giornate o la produttività lavorativa?

Succede a tutti: un brutto voto a scuola, la ramanzina del capo, litigi con il partner o con i figli possono minare la serenità di una persona, riuscendo, in qualche caso, anche a invadere sfere importanti, come quella della produttività lavorativa.

In effetti, c’è chi riesce a gestire meglio questo tipo di pensieri e chi, invece, si lascia sopraffare, fino ad arrivare a coloro che, nella loro fragilità, diventano soggetti addirittura a disturbi psichiatrici importanti o predisposti a “preoccupazioni patologiche“, arrivando, in qualche caso, a toccare con mano schizofreniadepressione, ansia e non riuscendo più a svolgere le normali attività quotidiane.

La scoperta del neurotrasmettitore GABA

Uno studio recente ha fatto luce, finalmente, sulla questione, collegandola al funzionamento, più o meno istantaneo, di un neurotrasmettitore.

A capo della ricerca, il professor Michael Anderson, neuroscienziato dell’Università di Cambridge, ha messo in piedi un esperimento tramite dei volontari, che si sono prestati a diverse attività: è stato loro richiesto di memorizzare coppie di parole, completamente sconnesse tra loro, per poi richiamarle alla memoria attraverso dei comandi specifici basati sui colori (prima parola scritta in verde era sinonimo di dover ricordare la seconda parola; scritta in rosso, invece, cercare di dimenticarla).

Il test è stato realizzato monitorando l’attività neuronale attraverso risonanze magnetiche, godendo anche di una spettroscopia che verificasse le sostanze chimiche coinvolte e presenti nel cervello, durante tali operazioni mnemoniche.

I risultati sono stati unanimi nel concordare che la capacità di frenare determinati pensieri, anche a comando, come nel caso della “parola rossa”, era legata al funzionamento di quello che il professor Anderson chiama “l’interruttore GABA“.

Una scoperta importante

Il neurotrasmettitore GABA funge da “freno”, attraverso l’attività neuronale, nei riguardi di altri neuroni vicini. Un equilibrio importante, come abbiamo visto, capace di condizionare anche lo stato di salute della nostra psiche. Per qualcuno, infatti, gestire male questo tipo di pensieri può tramutarsi in una condizione di allucinazioni, ricordi intrusivi, costanti sensazioni e emozioni sfavorevoli di preoccupazione ed ansia, generando, persino, un disturbo post-traumatico da stress, perché la mente si affatica e, di conseguenza, lo stato generale di salute, a livello psicofisico, viene intaccato.

Ancora una volta, quindi, la neuroscienza ci comunica qualcosa: il corpo e la mente sono pienamente interconnessi, poiché, sebbene emozioni, sensazioni e ricordi siano legati al “freddo” funzionamento di un neurotrasmettitore, come in questo caso, abbiamo la possibilità di correggere e rivedere le nostre reazioni e i nostri modi di reagire, qualora inopportuni, attraverso una buona psicoterapia.

Insomma, quando si parla di psicologia, nulla è mai davvero al 100% immutabile e tanto si può fare per stare meglio e per “imparare” a stare meglio: basta volerlo.