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G7 Ambiente: decarbonizzazione dell’economia entro la metà del secolo

G7 Ambiente: decarbonizzazione dell’economia entro la metà del secolo

Il G7 di Bologna è stato un successo (quasi) unanime: solo una postilla voluta dagli USA sugli accordi di Parigi ha intaccato quest’armonia. Persino i cortei anti G7, nonostante la tensione, non hanno dato vita a scontri.

Domenica 11 e lunedì 12 giugno si è tenuto il G7 Ambiente a Bologna, dove, al tavolo delle trattative, si sono seduti i corrispondenti di Italia, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Francia, Stati Uniti e Canada, con la partecipazione di Cile, Etiopia, Maldive e Ruanda.

Occidente ed Oriente hanno lavorato insieme per il bene del pianeta, concentrandosi su un obiettivo che è diventato comune: decarbonizzare l’economia entro la metà del secolo, favorendo e incentivando le energie pulite e eliminando gli incentivi sulle altre tipologie, andando anche più a fondo, negli investimenti fatti dalle banche, suggerendo di abbandonare i progetti ad alta emissione di carbonio e di finanziare, invece, le tecnologie pulite.

WWF entusiasta

La nota associazione ambientalista WWF Italia, attraverso la sua Responsabile Clima ed Energia, Mariagrazia Midulla, si è detta soddisfatta di questi risultati, oltre che speranzosa per questi obiettivi così validi e “puliti”, tanto per fare un gioco di parole.

Il dissenso USA, ha commentato, “è stato relegato a una nota a pie’ di pagina“.

La postilla degli Stati Uniti

Il poco interesse degli Stati Uniti per questo G7, secondo molti, si è evidenziato già nella partenza anticipata (in verità, però, già prevista) del direttore dell’agenzia federale per l’Ambiente Epa, Scott Pruitt, per un meeting con Trump; questa presenza, però, è stata subito sostituita da un funzionario di seconda fila, Jane Nishida.

In effetti, nonostante l’unanimità degli accordi finali, che ha visto la presidenza italiana raggiungere l’obiettivo di un documento comune a tutti e 7 i Paesi, inclusi gli USA, è stata redatta una postilla: “Noi gli Stati Uniti d’America continuiamo a dimostrare attraverso l’azione, avendo ridotto la nostra impronta di CO2, come dimostrato dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994. Gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi con i partner internazionali chiave in un modo che sia coerente con le nostre priorità nazionali, preservando sia una forte economia che un ambiente salubre. Di conseguenza, noi gli Stati Uniti non aderiamo a queste sezioni del comunicato sul clima e le MDB (banche multilaterali di sviluppo), agendo così rispetto al nostro recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l’attuazione dell’Accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati“.

Parole di Pruitt sono state anche: “L’accordo di Parigi non è l’unica strada per fare progressi (…), non è l’unico meccanismo per la gestione dell’ambiente“.

La soddisfazione italiana

Data la location del summit, l’Italia ha giocato in casa… e lo ha fatto per bene. Il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, si è detto molto soddisfatto, sottolineando due concetti chiave, dal suo punto di vista: “poteva essere il G7 della rottura ed invece è stato il G7 del dialogo” e “ci siamo adoperati per costruire ponti e non alzare muri“.

Insomma, tanti passi in avanti per tentare di recuperare sui danni fatti al pianeta, cercando soluzioni migliori per la gestione del futuro. Non mancano i pessimisti, che credono sia già troppo tardi per intervenire sul riscaldamento globale, ma si perdono, per il momento, in questa fase di ottimismo che, per fortuna, appare contagiosa.