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Fare ironia su tutto (non) è sempre possibile

Politici che fanno ironia su disturbi neurologici, vignettisti che, a loro volta, fanno satira sui politici e giornalisti che lanciano articoli dai titoli forti e facilmente criticabili: ma è davvero possibile scherzare su tutto?

Si dice che far piangere sia semplice e che far ridere, invece, sia estremamente più complicato.

In effetti, giocare con le emozioni più intime dell’essere umano, quando hanno a che fare con tristezza, commozione e malinconia, è qualcosa che riesce a tanti e soprattutto che non viene criticato, al contrario di quanto succede con chi mira allo humor, a volte decisamente molto “black“.

Il contesto

È tutta questione di contesto.

Ad esempio, sono tantissimi gli afroamericani che si chiamano tra loro giocosamente “nigga“, cioè “negro”, ma nessuno – a parte, ad esempio, amici molto stretti – si sognerebbe mai di chiamarli così al di fuori di quel contesto, perché il tutto assumerebbe decisamente un altro valore; lo stesso accade per gli ebrei, noti per la loro capacità di prendersi in giro, ma guai a ironizzare sul loro atroce passato senza appartenere al loro entourage.

È un po’ come quando qualcuno offende una persona della nostra famiglia o a cui vogliamo bene: la confidenza estrema ci consente di scherzare, persino discutere animatamente, con queste persone, ma ci dà fastidio quando qualcuno di esterno assume lo stesso tipo di atteggiamento e, anzi, corriamo in difesa automatica della “nostra” persona.

Nicchie

Tenendo sempre bene a mente che “non si può piacere a tutti“, anche perché significherebbe finire per de-personalizzarsi, si può comunque fare ironia su tutto quello che ci passa per la testa, consci che, però, non tutti capiranno o potranno restare colpiti in positivo: d’altro canto, quando non c’è una profonda conoscenza dell’altro, diventa difficile anche valutare le sue parole.

Ecco che, quindi, si formano delle nicchie di estimatori, come quelle che si accalcano, ad esempio, sui profili social di alcuni fumettisti che hanno fatto dello black humor il proprio biglietto da visita e che, proprio per questo, sono anche ampiamente criticati da un’altra grande fetta di persone esterne da quel contesto.

Stile

In ogni caso, è anche una questione di stile: quando una donna, ad esempio, fa ironia su uno stupro, sa esattamente quali termini, quali gesti e persino quali volgarità inserire nel suo discorso; non è una cosa che può venir bene a tutti e, anche per i più portati, potrebbe non uscir fuori perfetta al primo colpo. 

Le parole, soprattutto quando si tratta di argomenti delicati, hanno un grande peso e vanno scelte con cura: altrimenti, con la potenza che si portano dietro, possono anche tuonare incredibilmente sbagliate, offensive e procurare veri e propri danni.