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FAO: "La carestia è un fallimento: la gente è vittima della fame"

FAO: “La carestia è un fallimento: la gente è vittima della fame”

Per molti occidentali la questione della fame nel mondo sembra così lontana, e qualche volta addirittura scomoda, da essere purtroppo facilmente dimenticata. Eppure i numeri sono da paura e riguardano molto da vicino anche noi.

Luca Russo, lead analyst della Fao per le crisi alimentari, ha fatto il punto della situazione aggiornato al 2016, rapportando i dati a quelli raccolti negli ultimi 10 anni. Le statistiche sono state a dir poco scoraggianti.

Le stime

Siamo passati da 5-6 miliardi di aiuti necessari, al 2006, a quest’anno in cui parliamo di 23 miliardi a livello globale, anche perché la popolazione colpita si è quadruplicata rispetto al 2006 a causa dei tantissimi conflitti e dei cambiamenti climatici. Le risorse disponibili però, di fatto, coprono solo una parte dei fabbisogni, finanziati mediamente per il 30-40%” ha dichiarato Russo ad Adnkronos, proseguendo con i dati raccolti dalle ultime stime in fatto di fame nel mondo: “Le persone in una situazione di grave insicurezza alimentare, che quindi hanno bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere, sono 108 milioni nelle statistiche 2016. L’anno precedente erano 80 milioni; abbiamo avuto, dunque, una forte degradazione della situazione dovuta essenzialmente a due fenomeni: uno, il più importante: i molti conflitti che ci sono al mondo; l’altro, il fenomeno El Niño, con episodi di siccità importante in alcune regioni“.

Ma cerchiamo di fare chiarezza su quest’ultimo aspetto; per chi non vive quelle realtà non è detto che sia scontata la conoscenza di El Niño. Di cosa si tratta?

El Niño-Southern Oscillation

Con questo nome viene indicato un fenomeno climatico periodico, in genere riguardante i mesi di dicembre e gennaio, ogni cinque anni (ma si parla di un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni) che provoca un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico che interessano l’America Latina. Come conseguenza, si manifestano inondazioni (fenomeno diretto), siccità (fenomeno indiretto, nelle zone più lontane) ed altre perturbazioni variabili, che rendono i Paesi completamente dipendenti da El Niño, in quanto pesca, agricoltura e tantissime altre attività sono legate a questo fenomeno. Naturalmente, alla larga, ne viene influenzato tutto il pianeta, sia direttamente (circolazione atmosferica) che indirettamente. La sua componente contraria è La Niña, caratterizzata da un raffreddamento delle stesse acque e da cambiamenti dei livelli di pressione nel Pacifico centro-occidentale. Si tratta di una coppia alquanto nefasta, le cui cause sono ancora oggetto di studio.

I Paesi più a rischio

Fatta questa doverosa panoramica, possiamo renderci conto ancora meglio delle difficoltà in cui si ritrovano a vivere queste persone. Lo scorso anno il segretario dell’Onu ha dichiarato Sud Sudan, Yemen, nordest Nigeria e Somalia a rischio carestia; gli aiuti umanitari arrivati in loco hanno fatto molto, ma per il Sud Sudan non c’è stato molto da fare. E “quando si dichiara una carestia vuol dire che siamo già in ritardo rispetto alle risposte, bisognerebbe intervenire nelle fasi precedenti (…). La dichiarazione di carestia è una dichiarazione di fallimento: la gente è già vittima della fame“, ha affermato Russo, ricordando come la parola carestia venga pronunciata solo in presenza di determinati fattori (coesistenti): almeno il 30% dei bambini sono severamente malnutriti, la mortalità giornaliera è doppia rispetto alla media normale, il 20% della popolazione soffre di grossi problemi di accesso agli alimenti.

Ci sono, inoltre, altre realtà più piccole ugualmente a rischio, come la Repubblica Centroafricana ed il Congo, che passano quasi inosservate, nonostante la gravità della loro condizione, perché “schiacciate” dal rumore che fanno i Paesi più grandi; e rimanere nel dimenticatoio, in questi casi, è ancora più pericoloso.

A conclusione, sono state fatte un paio di riflessioni molto pertinenti anche alle situazioni con cui noi occidentali ci ritroviamo a contatto ogni giorno: “Se non c’è pace è molto difficile risolvere i problemi di sicurezza alimentare (…) Al momento, ci sono nel mondo oltre 60 milioni di persone che hanno dovuto lasciare il loro luogo di residenza, sfollati nel loro Paese o all’estero come rifugiati, una cifra seconda solo a quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale“.