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Esaurimento nervoso: perché arriva e come fronteggiarlo?

Esaurimento nervoso: perché arriva e come fronteggiarlo?

Esaurimento nervoso, astenia, stanchezza cronica: tutte facce della stessa medaglia e definizioni che convergono verso un unico bad feeling. Come evitare questa condizione psicologica e, soprattutto, come combatterla?

Lavoro, famiglia, impegni, imprevisti… la nostra vita sta assumendo delle connotazioni sempre più frenetiche, con il passare degli anni, per cui nessuno rimane sorpreso quando comincia ad aleggiare la sensazione di esaurimento nervoso, nella propria vita o in quella delle persone vicine.

Ma questa condizione psicologica (anzi, più esattamente, psicofisica, visto che investe psiche e corpo) non è da imputare soltanto a questi fattori ma, anzi, a tutto quello che c’è dietro: noi stessi e il nostro modo di vivere la vita.

Esaurimento nervoso come risposta al nostro atteggiamento

Non vediamo le cose come sono, ma come siamo“, recita un famoso aforisma della scrittrice statunitense Anaïs Nin.

Se colleghiamo tutto questo al più concreto e indiscutibile Terzo Principio della Dinamica della Fisica, “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria“, possiamo renderci conto facilmente, ed obiettivamente, di come vadano le cose.

È più che naturale non riuscire ad essere distaccati quando bisogna valutare qualcosa che ci tocca in maniera strettamente personale, ma “de-personalizzarsi”, a volte, e guardarsi da fuori può essere un’acuta soluzione per risolvere molti problemi. Esaminare la propria vita e le proprie giornate dall’esterno, come con l’occhio di un estraneo, può davvero illuminare punti oscuri che, in altra maniera, non sarebbero mai stati nemmeno evidenziati.

Ci rende felice quello che facciamo? La nostra vita migliora in base alle scelte che prendiamo? I nostri svaghi sono davvero momenti di piacere o percepiamo anche questi come “semi-doveri” da compiere?

La palestra, la partita a calcetto, la riunione con le amiche, sono tutte attività che svolgiamo sempre con entusiasmo e che ci permettono di scaricare le tensioni accumulate nel quotidiano o fanno parte dello stesso ingranaggio che ci tiene legati al sociale, ai doveri, agli obblighi, per quanto piacevoli, della vita?

Sono queste domande molto importanti da porsi, perché bisogna riscoprire il valore del “piacere” nell’accezione più pura del termine.

Come mai nei bambini condizioni psicofisiche di questo tipo sono così rare? Perché è la spontaneità con cui decidono di agire che li salva. Ed è da loro che dovremmo imparare, magari ricordando di essere stati bambini noi stessi, nemmeno tanto tempo fa.

I sintomi

Non è difficile riconoscere di avere un esaurimento nervoso in atto: stanchezza cronica, necessità continua di riposo, senso di fiacchezza, mancanza di entusiasmo per qualunque attività, persino per la cura della persona, disturbi del sonno, ansia, depressione, somatizzazioni frequenti e senso di tristezza sono alcuni dei segnali da cogliere, soprattutto se sopraggiungono in più d’uno per volta.

A questo punto, come in tutti i disagi psicologici al mondo, il primo passo importante è riconoscere di avere un problema ed avere la voglia di risolverlo.

In secondo luogo si può scegliere se puntare sulle proprie risorse o sull’aiuto di uno psicoterapeuta per uscirne.

In entrambi i casi, l’unico modo per prevenire altri episodi del genere è cercare, alla radice, le ragioni della propria insoddisfazione, della propria frustrazione e del proprio malcontento, operando i cambiamenti necessari. Talvolta, anche il semplice fatto che gli eventi volgano in modo diverso dalle nostre aspettative può diventare fonte di stress e anticamera di un esaurimento nervoso; è fondamentale tenere sempre presente, in questi casi, un altro aforisma, questa volta del celebre artista John Lennon: “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi“.