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Effetto placebo: quando la mente agisce come un farmaco

Effetto placebo: quando la mente agisce come un farmaco

Quando si parla di “effetto placebo” si entra in una sfera medico-psicologica molto complessa capace di suggestionare, affascinare, persino guarire: una potente arma fatta di… inattività farmacologica.

Quando i latini parlavano di “Mens sana in corpore sano“, quasi duemila anni fa, ci avevano già visto lungo: gli studi scientifici, in effetti, hanno sempre confermato che il potere della mente sul nostro corpo, e il nostro stesso stato di salute, è così forte da riuscire a condizionare non solo sensazioni di dolore, ma anche livelli ormonali, risposta cardiovascolare e reazione immunitaria.

Un’influenza incredibile che, se opportunamente veicolata, potrebbe essere anche in grado di ridurre il consumo spropositato di farmaci che, anche secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha preso delle pieghe preoccupanti: di tutte le decine di migliaia di farmaci attualmente disponibili, infatti, l’ente ha stimato che soltanto circa 430 sarebbero davvero irrinunciabili. Un dato che, a fronte dei risultati degli esperimenti con il placebo, dovrebbero far pensare.

Effetto placebo: quando si rivela utile

L’etimologia della parola “placebo” deriva dal futuro del verbo latino placere, significando, letteralmente, “piacerò“.

Infatti, inizialmente, con questo termine si indicava una preparazione farmaceutica a base di sostanza farmacologicamente inerte che veniva prescritta ad alcuni pazienti per calmare stati d’ansia provenienti da stress, autosuggestione e tantissimi altri fattori che, a volte, si faticano anche ad individuare.

Dagli inizi del Novecento, invece, i test “in cieco” o “doppio cieco” con il placebo sono alla base della sperimentazione medica. In pratica, si dividono i volontari in due gruppi: il primo riceve farmaci senza alcun principio attivo (placebo, appunto) e il secondo gli stessi, identici medicinali, perlomeno esteriormente ed in quantità, contenenti, però, l’espediente terapeutico. In alcuni casi, si parla di “doppio cieco” perché nemmeno chi conduce i test sa, a priori, quali siano i medicinali inerti, in modo da non compromettere lo studio attraverso possibili influenze esterne, anche involontarie. Questo tipo di procedura è stata messa in opera proprio quando ci si è resi conto che, molto spesso, il gruppo di volontari che riceve il placebo riferisce di sentirsi meglio, di aver trovato beneficio, semplicemente perché il corpo ha reagito alla “aspettativa” di star meglio rappresentata dal farmaco, in un concatenamento partito in maniera psicosomatica dal sistema nervoso.

Sebbene non risulti particolarmente semplice dare una definizione di “placebo” in medicina, seguendo quanto riportato da alcuni appunti editi durante il Corso di Psicosomatica dell’Università di Torino, si potrebbe dire che: “Il placebo, sebbene mal definibile in termini di causazione, può essere inteso come un insieme di fattori extra farmacologici capaci di indurre modificazioni dei processi, anche biologici, di guarigione intervenendo a livello psichico: non per nulla molti autori considerano quasi sinonimi i termini placebo e suggestione“.

Placebo = Inganno?

Ci si è a lungo chiesti quali potrebbero essere le implicazioni etico-morali dell’utilizzare sui pazienti, a loro insaputa, terapie placebo per aiutarli a stare meglio senza l’intervento di farmaci reali non necessari (visto che ognuno di loro possiede anche, in tutti i casi, delle controindicazioni che spesso non vengono nemmeno prese in considerazione): la questione è spinosa ed è innegabile che si dovrebbe, purtroppo, parlare di un inganno vero e proprio; il libero arbitrio di chi riceverebbe le cure verrebbe, in sostanza, annientato.

Se da un lato ci sono scuole di pensiero che valuterebbero un modus operandi del genere come una “bugia bianca”, però, dall’altro si potrebbe perlomeno riflettere sul fatto che una miglior consapevolezza psicologica di sé stessi, dei farmaci che si utilizzano e del “potere della mente sul corpo” potrebbe davvero essere in grado di cambiare molti scenari, inclusi quelli discutibili comprendenti alcuni truffaldini che propongono pseudo-trattamenti che di medico hanno poco o nulla e che basano il loro “successo” proprio sulla suggestione altrui.