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Ecco perché non si dovrebbe mai chiedere com’è andata a scuola

La domanda che fin da piccoli tutti odiano eppure continua imperterrita ad essere fatta quasi come un interrogatorio di altri tempi: “Come è andata oggi a scuola?

Ogni genitore, senza possibilità di smentita, è sicuramente colpevole di aver posto ai propri figli questa fastidiosa domanda.

PERCHÉ NON PIACE E NESSUNO RISPONDE SINCERAMENTE

Innanzitutto un giovane studente non ha mai un gran voglia di parlare dopo la scuola e la cosa peggiore che possiamo fare è insistere affinché i ragazzi ci parlino della loro giornata.
La risposta sarà sempre e comunque “bene, è andata bene“.
Tutti siamo passati attraverso quella domanda fatidica non appena messo piede in casa e non è poi così difficile ricordare il disagio che provocava.
Spesso, dopo ore di lavoro sui banchi, l’ultima cosa che si vuole è ripercorrere mentalmente una giornata stancante dovendone elencare i dettagli ed i particolari.
A volte poi succedono momenti divertenti, ma che raccontati ad un genitore non avrebbero senso o perderebbero comunque di ilarità. Un po’ anche dovuto al fatto che un genitore non è presente e non conosce le dinamiche dei compagni, della classe e del comportamento personale del figlio.
Immaginando di rientrare da lavoro, anche un adulto ad una domanda del genere risponderebbe più per automatismo che per sincerità.
Tagliare corto è una soluzione facile e veloce per non dover scendere nella dovizia di particolari.

I VERI MOTIVI: TIMIDEZZA, RABBIA, PAURA, NOIA
Ecco perché un figlio non risponderà quasi mai sinceramente alla domanda “com’è andata a scuola?“.
La voglia di dimenticare la faticosa giornata, così come il desiderio di staccare la spina sono troppo forti per affrontare un argomento del genere. Non nell’immediato rientro a casa, quantomeno.
A volte si sottovaluta lo stato d’animo di un figlio di ritorno da scuola. Un’interrogazione andata male, una compagna di classe che ha rifiutato un invito ad uscire o qualche bonario scherno subìto tipico del periodo scolare, fanno sì che un alunno non voglia assolutamente toccare il discorso con un genitore ma anzi voglia dimenticare al più presto un’orrenda mattinata. Proprio come un adulto che si lascia alle spalle un’intensa brutta giornata di lavoro.
Insistere esageratamente crea nei timidi un effetto contrario facendoli chiudere a riccio, mentre negli ansiosi o nei più arrabbiati rischia di far scatenare la scintilla per un litigio fuori programma.

CASA COME LUOGO DI RELAX E BENESSERE
Il trucco per saperne di più con i propri figli è creare in casa un ambiente lontano dallo stress dove un ragazzo o una ragazza possano ricaricare le batterie e sentirsi liberi di potersi sfogare con i loro tempi.
Le domande apprensive e curiose di un genitore sono legittime ma vanno poste durante l’arco della giornata, coinvolgendo i figli nei racconti e dedicando tempo alle loro risposte, soprattutto se notiamo un cambiamento d’umore quando si tocca l’argomento.
Chiedendo loro di raccontarci gli episodi significativi del loro giorno a scuola, magari durante la pausa dai compiti pomeridiani, intrattenendoci a scherzare o consolare, è molto più efficacie che quesiti frettolosi posti più per nostra tramandata abitudine che per vero interessamento.