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Disforia di genere: quando il corpo diventa una trappola

Disforia di genere: quando il corpo diventa una trappola

Sembra sempre che sulla sessualità si sappia poco, o troppo poco, per comprendere appieno tutte le sue dinamiche, soprattutto quelle che non sentiamo appartenerci. La verità, forse, è che ci sono ancora troppi tabù da sdoganare e giudicare le scelte altrui è tremendamente facile.

Quando si parla di disforia di genere si intende quella condizione per la quale alcune persone percepiscono il proprio corpo, e la propria identità sessuale biologica, come una prigione, un “involucro” falsato rispetto a quello che si sente di essere, un’imposizione della natura, insomma, che però niente ha a che vedere con il proprio vero e reale “io” interiore.

Identità e orientamento sessuale: due concetti da non confondere

È molto comune confondere i concetti relativi ad identità ed orientamento sessuale.

Per comprendere al meglio questa differenza, si può fare riferimento ad una coppia di fratelli molto popolare nel mondo del cinema, che oggi sono sorelle ma, nonostante tutto, legate sentimentalmente ad altre donne: parliamo delle Wachowski, oggi Lana e Lilly, al secolo Larry ed Andy, registe della popolare trilogia di Matrix e di tantissimi altri progetti cinematografici e per la TV. In particolare, anzi, dopo la transizione, Lilly è rimasta insieme a quella che era la moglie di Larry. Tutto questo ha instillato nel pubblico tantissime domande: in fondo, perché cambiare sesso se non per un’ipotetica omosessualità?

È proprio qui che risiede il nocciolo della questione: si può sentire di appartenere ad un genere sessuale differente da quello che la biologia ha scelto per noi, senza, tuttavia, coinvolgere in questa disforia anche un’omosessualità. In sostanza, un uomo può sentirsi intrappolato nel corpo sbagliato, sentirsi donna, diventare donna, pur continuando a sentirsi attratto dal genere femminile, come nel caso delle Wachowski.

Questa situazione si lega ad una condizione di vita che spesso è presa di mira per mancanze di rispetto ed anche gravi atti di aggressione psicologica e fisica, che non lasciano molto scampo ai transgender e ai transessuali. Ancora più degli omosessuali, queste persone sono messe alla gogna pubblica e mediatica ed arrivano a pensare anche gesti di autolesionismo fino al suicidio.

Un caso eclatante c’è stato proprio in Inghilterra, citato anche tra le parole di Lilly Wachowski: “Io e mia sorella Lana abbiamo cercato a lungo di evitare la stampa. (…) Sapevo anche che prima o poi avrei dovuto fare outing. Quando vivi da transgender dichiarato è difficile nasconderti. Avevo bisogno di tempo, ma non me ne hanno lasciato. Sono stati i media a giocare un ruolo enorme nell’outing nazionale di Lucy Meadows, una maestra di scuola elementare e una trans donna nel Regno Unito, che si è uccisa. Ora eccoli qua, davanti alla mia porta, come per dire “Eccone un altro. Trasciniamolo fuori così possiamo vedere com’è”. E allora: sì, sono una transgender, e sì, ho cambiato sesso. (…) Essere un transgender non è facile. Viviamo in un mondo in cui la maggior parte della società impone solo un sistema binario dei sessi. Significa che da transgender devi vivere un mondo che ti è apertamente ostile. Sono fortunato, ho il sostegno della famiglia e i soldi per permettermi dottori e terapeuti, ho potuto gestire questo processo. Molti transgender non hanno questo lusso, molti non sopravvivono. Nel 2015 il tasso di suicidi transgender è arrivato al picco massimo. E questi sono solo quelli di cui si conosce l’esistenza. Abbiamo fatto tanta strada, ma continuiamo ad essere demonizzati e umiliati nei media. I miei amici e la mia famiglia, i colleghi, sanno e sono tutti tranquilli. Grazie alla mia favolosa sorella hanno già vissuto tutto questo. Senza l’amore e il sostegno di mia moglie, degli amici, della famiglia non sarei qui. La verità, la mia verità, è che io sono già cambiato e continuerò a cambiare per tutto il resto della mia vita, attraversando l’infinito che esiste tra maschio e femmina“.

Il percorso

Quello che in molti non sanno, e nemmeno immaginano, è che il percorso per cambiare sesso è molto, molto complicato, prevedendo una serie di colloqui con psicologi e psichiatri che si assicurino che, dietro questa volontà, ci sia un preciso bisogno psicofisico ed evitando, quindi, che, una volta cominciato il cammino verso la transessualità, ci si penta di quanto compiuto. Sono necessari tantissimi step, tra cure ormonali e farmaci, arrivando, poi, alla chirurgia, per chi decide di compiere anche quel passo.

Sottoporsi a tutto questo è duro e massacrante, oltre che costoso e molto doloroso, ma la ricompensa di sentirsi finalmente sé stessi dinanzi allo specchio è troppo grande. Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di giudicare una cosa delicata ed importante come questa.