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Dipendenza da smartphone: i giovanissimi lo preferiscono al cibo

La dipendenza dai gadget tecnologici può diventare un problema per tutti, giovani, meno giovani e persino anziani, ma chi ne è più soggetto di default sono proprio le nuove generazioni, nate già immerse tra gli infiniti stimoli tech che il mondo mette a loro disposizione.

Proprio questo tipo di riflessione ha spinto alcuni ricercatori a porsi una domanda quantomai emblematica: se i giovanissimi venissero privati del cibo e del cellulare per diverse ore, cosa sceglierebbero di riottenere per primo?

La risposta, sebbene richieda qualche riflessione, è piuttosto – e tristemente – semplice da immaginare.

Lo studio

I risultati della ricerca sono apparsi sulla rivista specializzata “Addictive Behaviors“, pubblicati a nome della principale autrice, Sara O’Donnell, dottoranda in psicologia clinica alla Jacobs School of Medicine and Biomedical Sciences dell’ateneo dello Stato di New York.

In particolare, lo studio è stato condotto su un campione composto da 76 studenti del college, di età compresa tra i 18 e i 22 anni: i ragazzi sono stati privati del cibo per tre ore e dello smartphone per due, per poi essere sottoposti a delle task da completare al Pc per valutarne il comportamento e gli obiettivi prefissati da raggiungere.

Inizialmente, l’attività ha riguardato solo la lettura di un giornale o di un libro, anche finalizzata allo studio; in seguito, è stata offerta la possibilità di svolgere delle attività al computer finalizzate ad accumulare crediti propedeutici a due obiettivi:

  • tornare ad usare lo smartphone;
  • farsi servire uno snack da 100 calorie.

Ovviamente, il tutto in un crescendo di difficoltà che doveva servire a definire con precisione quale fosse il fine reale, altrimenti sarebbe stato troppo semplice completare tutte le task ed ottenere entrambi i “premi”!

Sono state condotte anche delle interviste sotto forma di questionari, per valutare quanto si sarebbe stati disposti, in via ipotetica, a pagare per qualche minuto di utilizzo dello smartphone.

I risultati

Secondo quanto affermato dagli autori dello studio, i volontari si sono dimostrati più propensi a “sacrificarsi” (in qualunque modo, economico o energetico) per recuperare lo smartphone piuttosto che per gustare uno spuntino dopo una privazione dal cibo di 3 ore.

In verità, molti psicologi si sono divisi sull’interpretazione di questi dati, poiché innanzitutto non è detto che dopo poche ore (magari da un pasto abbondante) il corpo abbia effettivamente necessità di nutrirsi e, in secondo luogo, per parlare di vera e propria dipendenza ci sarebbero da eseguire ulteriori studi ed analisi.

D’altro canto, però, è apparsa evidente la potenza di questi dispositivi, che assumono il ruolo di “rinforzi” – come vengono definiti in psicologia – per instillare determinati tipi di comportamenti; in sostanza, sapere di poter riprendere tra le mani il proprio “alter ego tech” diventa un rinforzo sulle proprie azioni, incrementate proprio con la finalità di raggiungere l’obiettivo; un elemento che fa riflettere e che dovrebbe mettere nella posizione di trasformare questo aspetto in un rinforzo positivo.