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Come difendersi dal falso green ed essere davvero ecosostenibili

Abbigliamento, cibo, energia: tutto passa per la lente d’ingrandimento del “green“, soprattutto per coloro che hanno a cuore il futuro del pianeta e si preoccupano di sfruttare al meglio i principi dell’economia circolare e della sostenibilità. Ma è davvero tutto così semplice?

Con il passare del tempo cresce la consapevolezza riguardo all’ambiente: tra campagne informative, documentari e progetti di varia matrice, è praticamente impossibile non essere coscienti del problema che l’inquinamento sta causando al nostro pianeta.

Proprio grazie a tutto questo, sono in tantissimi, oggi, e da ogni parte del mondo, a vivere una vita il più green possibile, fondando la propria esistenza sul concetto di sostenibilità e cercando di diventare non un ulteriore peso per il pianeta, ma un aiuto.

In quest’atmosfera, hanno cominciato a cambiare tante cose: a partire dal carrello della spesa a finire al modo di gestire il decluttering del guardaroba, passando per riciclo, riuso, economia circolare, package e sacchetti per la spesa biodegradabili e moltissimo altro ancora.

Come in tutte le cose, però, sono nate anche delle proposte che di green hanno ben poco, ma che sfruttano un nome o un’idea in tema soltanto per accalappiarsi clienti, ma senza assolutamente sposare, nel concreto, la causa ambientale.

L’inganno della soia

Negli ultimi anni, anche grazie all’aumento della popolazione mondiale vegetariana e vegana, la soia ha avuto un vero e proprio boom: utilizzata non solo al naturale, ma anche per realizzare hamburger, polpette, nuggets e tantissime altre proposte del mercato alimentare veg, è sempre più richiesta e, quindi, sempre più coltivata.

Questo ha finito per avere un impatto ambientale non di poco conto se si pensa che, ogni anno, il 10% delle aree deforestate della Foresta Amazzonica (in genere un milione e mezzo di ettari) sono utilizzati proprio a questo scopo, tra l’altro in coltivazioni OGM, per soddisfare la richiesta.

Per essere sicuri di portare a casa un prodotto eticamente valido, bisogna controllare sempre le etichette e verificare la presenza di una certificazione Bio (che esclude l’OGM) e la provenienza europea.

I biocarburanti e la questione alimentare

La questione dei carburanti fossili mette d’accordo praticamente tutti: bisogna virare, al più presto, ad alternative ecosostenibili.

Ma se, da un lato, anche colossi come la Tesla Motors spingono per la realizzazione in serie di auto elettriche, dall’altro, al momento, l’unica possibilità è rappresentata dai biocarburanti: prodotti da coltivazioni agricole tradizionali (mais, grano etc), non rilasciano emissioni ma, secondo alcune critiche, sottraggono cibo e terreni coltivabili alla filiera alimentare! Proprio per questo motivo sono in lavorazione nuove piante non-OGM e no-food, come le Herbal Crops, utilizzate per la produzione di pellet.

Tessuti, sangue e petrolio

Pensiamo all’ecopelle: certo, si ottiene senza l’uccisione di animali e, in molti casi, è resistente e perfetta da indossare. Eppure, è prodotta con derivati del petrolio! Fanno eccezione alcuni prodotti davvero innovativi, come quelli che vedono l’impiego di scarti della lavorazione dell’uva durante la preparazione del vino.

Inoltre, non bisogna dimenticare che molti abiti sono confezionati con il sudore di impiegati sottopagati, persone che, come nel caso del Rana Plaza, possono trovarsi anche faccia a faccia con la morte durante le ore lavorative. Infine, come dimenticare che molti tessuti apparentemente naturali vengono comunque trattati chimicamente: le fibre sintetiche sono trattate con solventi inquinanti, il cotone arriva da filiere OGM non certo prive di pesticidi…

Insomma, il consiglio universale è informarsi nello specifico, quanto più è possibile, prima di lanciarsi in acquisti scellerati. La natura ringrazierà.