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Defaunazione antropocentrica: è in corso la sesta estinzione di massa

Defaunazione antropocentrica: è in corso la sesta estinzione di massa

Nella storia del nostro pianeta si stima che ci siano state, fino ad oggi, 5 grandi estinzioni di massa, chiamate Big Five, alle quali, pare, stia concatenandosi una sesta, in atto proprio sotto i nostri occhi.

La storia dell’umanità, paragonata a quella della Terra, non ne è che una piccolissima parte, susseguita e mescolata a milioni di anni di cambiamenti, evoluzioni ed estinzioni.

Quella che comunemente viene definita estinzione di massa è un periodo geologicamente breve durante il quale avviene un poderoso sovvertimento dell’ecosistema terrestre, con la conseguente scomparsa di un grande numero di specie viventi e il nuovo dominio di quelle sopravvissute.

In genere, per studiare la portata di un evento del genere, si considerano famiglie biologiche di invertebrati marini e vertebrati estinte in ogni milione di anni; quando si supera il tasso di 2-5 famiglie, si parla, appunto, di estinzione di massa.

Le Big Five

450 milioni di anni fa: in pochi milioni di anni, probabilmente a causa di glaciazioni massicce, le cui tracce sono state trovate persino all’Equatore e nel deserto del Sahara, circa l’85% delle specie allora esistenti, tra invertebrati e pesci primitivi, si sono estinte, a causa del drastico abbassamento del livello del mare, colpendo soprattutto le specie che vivevano nei fondali bassi, ovviamente, e nelle acque calde. La causa della glaciazione potrebbe essere stata l’esplosione di una supernova abbastanza vicina, secondo un professore dell’Università del Kansas.

375 milioni di anni fa: l’evento Kellwasser, come viene definito, interessò circa l’82% delle specie viventi sul pianeta. Le ipotetiche cause sono ancora oggetto di studio, tra impatti asteroidali e depositi glaciali.

250 milioni di anni fa: questo è l’episodio più catastrofico tra i 5. Complessivamente scomparve il 50% delle famiglie animali esistenti sul pianeta a quei tempi, con un 96% di incidenza nelle creature marine. Un evento devastante dovuto, forse, all’impatto di un asteroide di dimensioni gigantesche (si parla di 120 Km di diametro, per il cratere trovato nel sottosuolo australiano, e 450 Km per quello in Antartide) o un episodio intenso di vulcanismo, che avrebbe liberato enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

200 milioni di anni fa: in questa fase, è stato circa il 76% delle specie viventi ad estinguersi, ancora a causa di impatti di asteroidi e pesanti variazioni climatiche.

65 milioni di anni fa: è l’ultima fase delle cinque, ancora molto dibattuta e studiata. È il momento in cui si sono estinti i dinosauri, tra il 75% delle creature che hanno lasciato per sempre questo pianeta. L’ipotesi più accreditata, comunque, è quella del Premio Nobel Luis Alvarez che, attraverso alcune scoperte, intuì che la causa era da ritrovarsi nell’impatto di un grosso meteorite.

Oggi è in atto la sesta estinzione

Secondo uno studio, condotto da Rodolfo Dirzo e Paul Ehrlich dello Stanford Woods Institute for the Environment e Gerardo Ceballos della National Autonomous University of Mexico, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la situazione attuale sarebbe già molto grave e compromessa, tanto da portare ad una sesta estinzione di massa.

Il campione studiato è stato molto ampio, 27.600 tra uccelli, anfibi, mammiferi e rettili, scoprendo che il numero di animali che convive con noi sul questo pianeta si è praticamente dimezzato, con oltre un terzo di vertebrati in riduzione sia per numero di individui che per espansione geografica. Inoltre, incrociando i dati disponibili dal 1900 al 2015 per 177 specie di mammiferi, si è reso evidente che hanno perso il 30% del territorio d’appartenenza, con una diminuzione anche dell’80% degli esemplari per poco meno della totalità (40%) delle specie.

Dati molto preoccupanti, che hanno messo in allarme gli studiosi: “Questo è il preludio alla scomparsa di molte più specie e al declino di sistemi naturali che hanno reso possibile la nostra civiltà (…) Dato che a trainare questa moria sono le attività umane, possiamo fare molto per minimizzare il nostro impatto e quindi le proporzioni del fenomeno“.

La speranza è che non sia troppo tardi per rimediare a qualcosa che è già, inevitabilmente, in corso, a causa dei cambiamenti climatici, della sovrappopolazione o dell’inquinamento.