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Dagli anni cinquanta, 9 miliardi di tonnellate di plastica hanno invaso il pianeta

Dagli anni cinquanta, 9 miliardi di tonnellate di plastica hanno invaso il pianeta

9 miliardi di tonnellate. Sembrano impossibili anche da immaginare eppure rappresentano il quantitativo di plastica prodotta dal 1950 sino ad oggi. Ed in futuro i numeri potrebbero crescere ancora.

È stato Science Advances a fare da testimone per i dati raccolti dai ricercatori della University of Georgia e University of California (capeggiati da Roland Geyer e Jenna Jambeck), che si sono occupati di stabilire, a livello mondiale, la produzione di plastica, analizzandone anche utilizzo e destinazione finale, e ricevendo, purtroppo prevedibilmente, tantissime brutte sorprese.

L’analisi del fenomeno

Lo studio ha analizzato dati a partire dal 1950, per stimare, nella maniera più affidabile possibile, il quantitativo di plastica totale prodotto a livello globale. I dati parlano chiaro: siamo a 9 miliardi di tonnellate, superando qualunque altra produzione di materiali artificiali, come acciaio o cemento, che, però, nella maggioranza dei casi, trovano un impiego differente, maggiore, e soprattutto più duraturo; si è scoperto, infatti, che il ciclo di vita di un materiale plastico sia lungo al massimo quattro anni, per almeno la metà del quantitativo totale, poiché la stragrande maggioranza dell’impiego è relativa a imballaggi e altri tipi di utilizzi usa-e-getta che hanno vita molto, molto breve.

Lo smaltimento

Com’è facile intuire, poiché parliamo di materiali non biodegradabili, il problema più grande relativo a tutta questa faccenda è, ancora una volta, ambientale. Infatti, stando ai dati raccolti, è solo una piccolissima percentuale di quest’enorme cifra con tanti zeri che viene smaltita nella maniera più corretta.

Solo nel 2015, analizzando 7 tonnellate di rifiuti plastici, si è scoperto che soltanto il 9% è stato riciclato, mentre il 12% è stato bruciato e il 79%, purtroppo, è stato accumulato nelle discariche e nell’ambiente.

E “ambiente”, non dimentichiamoci, significa anche “casa” e quindi, per noi, “salute”.

I possibili rimedi e gli scenari futuri

Gli autori dello studio, visibilmente preoccupati ed in allarme per la situazione, hanno fatto presente che le strade da percorrere sono poche e tutte comprendenti dei piccoli sacrifici, perlomeno di valutazione.

C’è da chiedersi, infatti, quali siano i materiali migliori per produrre i nostri imballaggi e tantissimi altri oggetti, senza parlare del fatto che, in ogni caso, la produzione della plastica dovrebbe subire un calo, per evitare che, in futuro, ci sovrasti completamente.

Il rischio, secondo i modelli matematici, è proprio che, entro il 2050, i rifiuti riversati nelle discariche o nell’ambiente arrivino a completare 12 miliardi di tonnellate, con un continuo peggioramento dell’inquinamento e di tutte le sue nefaste conseguenze.

L’unica speranza è che, con l’avvento delle nuove tecnologie, il riciclo diventi una risorsa abbordabile e operabile da tutti, in modo che, se anche non si riuscisse a trovare un’alternativa comoda sia economicamente che eticamente, la produzione rallenterebbe in ogni caso, poiché i materiali di scarto diventerebbero matrice di futuri nuovi oggetti.