Critiche costruttive: accettarle ed imparare a (ri)conoscerle
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Critiche costruttive: accettarle ed imparare a (ri)conoscerle

Critiche costruttive: accettarle ed imparare a (ri)conoscerle

Quella di ricevere critiche è una situazione-tipo con la quale tutti, prima o poi, ci ritroviamo a confrontarci. Ma come reagiamo ad essa dipende solo da noi.

Ricevere critiche non è piacevole per nessuno, diciamoci la verità.

Ci si sente inadeguati, interrotti, umiliati, in qualche caso anche maltrattati o tenuti in scarsa considerazione.

È importante, però, capire che ogni caso è differente dall’altro e che, soprattutto, molti dei sentimenti che proviamo sono più riconducibili a noi stessi che alla critica appena ricevuta. Anzi, è quantomai fondamentale riuscire a scorgere anche il lato positivo della critica, per migliorare sé stessi e trovare un input per correggere qualche sfumatura che, inevitabilmente, può essere non stata colta: siamo umani, per natura fallaci, non c’è nulla di male ad ammetterlo.

Il parere degli psicologi

Numerosi studi sono stati condotti sul tema e un estratto del discorso di Saverio Ruberti, psichiatra e psicoterapeuta, docente dalla Sitcc (Società Italiana di Terapia comportamentale e cognitiva), può essere davvero illuminante: “Come ci insegnano numerosi studi di etologia umana, le critiche sono difficili da accettare e generano timore soprattutto quando il contesto nel quale ci si muove è fortemente gerarchizzato e competitivo. Vedere la critica come opportunità è possibile solo in un contesto relazionale fortemente cooperativo dove l’altro non deve dimostrare la nostra inferiorità e tutti siamo impegnati a far conoscere al meglio le nostre caratteristiche e le nostre possibilità, mettendole al servizio di obiettivi congiunti. Certamente, la critica è percepita come pericolosa soprattutto dalle persone che hanno problemi di autostima, magari dovuti a esperienze infelici di vita nelle quali sono stati ripetutamente umiliati. Perché una critica sia accettabile è, infine, necessario saper ascoltare il giudizio dell’altro, sapendo comunque che non è un verdetto, bensì la sua opinione rispettabile ma non assoluta“.

Una chiave di lettura molto lucida è contenuta proprio in queste parole, vediamo perché.

Il contesto

La questione del contesto è cruciale: potrebbe essere lavorativo, sentimentale, familiare o persino formale o, al contrario, tra conoscenti o semi-estranei. Le persone si ritrovano molto spesso a muovere critiche poiché è più facile giudicare l’operato altrui che quello personale… è un fatto che ci riguarda tutti, nessuno escluso. L’intera faccenda, quindi, si riduce al “come” la critica viene mossa: se c’è confidenza, complicità, rispetto, tutto potrà essere inteso nella maniera più giusta e positiva possibile e colto come un momento di confronto costruttivo e di crescita per ambo le parti; in caso contrario, competizione, malumori e maleducazione possono portare a conseguenze poco piacevoli sia a livello interiore che nella relazione stessa.

Autostima

Può anche accadere, però, di interpretare male una critica. Chi proviene da background familiari dove il proprio valore è sempre stato messo in discussione potrebbe essere cresciuto in assenza di autostima totale, rivivendo e rivedendo quella “insoddisfazione” dei genitori anche in altre figure importanti della vita da adulti; questo può portare a guardare la realtà attraverso delle lenti distorte, con un filtro negativo che impedisce di vedere le cose per quelle che sono e di reagire, quindi, in maniera consona.

D’altro canto, come lo stesso psichiatra ha asserito, si tratta di pareri altrui, da prendere in considerazione per migliorarsi o, eventualmente, da accettare e scartare in quanto opinioni possibili ma non rispecchianti, per forza, la verità.