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attacco di panico

Cosa si nasconde dietro un attacco di panico?

Sono tantissime le persone che possono dire di aver avuto, almeno una volta nella vita, un attacco di panico e tutte, bene o male, hanno familiarità con i sintomi e le sensazioni derivanti. Ma di cosa si tratta, precisamente?

Tremori, sudorazione, sensazione di soffocamento, vampate… tutti o quasi, prima o poi, hanno sperimentato la tremenda sensazione di tutti quei sintomi che, nell’insieme, creano una perdita di controllo momentanea che genera quello che viene definito un attacco di panico.

Disturbo d’ansia

Quello che non tutti sanno è che l’attacco di panico è classificato tra i disturbi d’ansia, a loro volta inclusi tra i più comuni disturbi psichiatrici. Questa mancanza di informazione, spesso, genera noncuranza rispetto a questo tipo di problema e, quindi, nessuna ricerca di rimedi a livello medico-psicologico, talvolta con conseguenze di cronicizzazione (con recidive), per qualcuno. Per altri, fortunatamente, il percorso si esaurisce da solo e vi è una guarigione praticamente completa.

Statisticamente è stato dimostrato che nelle donne questo disturbo è anche due o tre volte maggiormente presente, rispetto agli uomini, e che si tratta di episodi che, spesso, compaiono in adolescenza o con l’avvento dell’età adulta.

Per quanto riguarda le cause, la scienza è ancora al lavoro per determinare, con precisione, cosa si innesca, e perchè, a livello fisico. A livello psichico, invece, è più semplice determinare una causa generale: lo stress. Un momento particolarmente difficile da superare (un lutto, una separazione, un esame molto importante o un avvenimento che carica di aspettative e preoccupazioni) può innescare una reazione spropositata all’ansia, generando un overflow di sensazioni e sentimenti, come un uragano che prende tutto con sè senza lasciare più la possibilità di controllarsi e di scindere le varie emozioni in arrivo.

Sintomi

I sintomi che possono accompagnare un attacco di panico, in generale, sono più o meno comuni, ma ci sono tantissime sensazioni, in realtà, che possono accavallarsi o coesistere, senza avere la possibilità nemmeno di riconoscerle. In genere ci sono:

  • tremori
  • sensazione di oppressione al petto, percependo anche di respirare male, iperventilazione, respiro corto, asfissia o di soffocare
  • sudorazione eccessiva;
  • sbandamento, instabilità, svenimento, più o meno come accadrebbe per una labirintite
  • tachicardia in crescendo
  • paura di morire, di impazzire, di perdere completamente il controllo, di non riuscire a ritrovare l’equilibrio
  • torpore, formicolio agli arti, vampate, brividi
  • nausea, disturbi addominali o gastrointestinali
  • sensazioni di irrealtà e di distacco dall’ambiente
  • ipertensione o ipotensione

In genere gli attacchi non durano più di un quarto d’ora, ma ci sono casi in cui possono susseguirsi varie crisi, per una durata totale che può investire anche ore. Sebbene sia stata osservata una certa ereditarietà in questi disturbi, solo una persona qualificata può stabilire se sia il caso di intervenire o meno con una terapia. In sostanza, se questi episodi sono molto pesanti o molto frequenti e pregiudicano la normale vita della persona, è il caso di intervenire per cercare una qualità di vita migliore. 

Rimedi

In genere, quando questi attacchi non svaniscono da soli e diventano invalidanti, si prosegue il cammino con una psicoterapia a vari livelli: quella cognitiva può aiutare a capire quali sono le convinzioni sbagliate su cui si fondano alcune fobie, e sradicarle; quella, invece, volta ad affrontare le specifiche paure del paziente riescono a metterlo dinanzi ad uno specchio, dandogli gli strumenti e la verifica dell’infondatezza di quelle paure. Inoltre, spesso, oltre alla terapia comportamentale, bisogna agire a livello farmacologico, con antidepressivi ed altri farmaci che, a lungo termine, riescono a far ottenere ottimi risultati. Purtroppo le benzodiazepine, sebbene molto efficaci, possono portare a dipendenza e atassia (progressiva perdita della coordinazione muscolare), problemi di memoria e sonnolenza ed inoltre trattamenti troppo brevi non fanno altro che garantire il ritorno delle crisi. E’ quindi opportuno scegliere al meglio il tipo di terapia da seguire, magari anche familiare o di gruppo, che sia di sostegno e risolutiva. C’è anche da considerare un fattore: spesso le persone che sono soggette a questi attacchi sono molto emotive ed insicure, con scarsa autostima, talvolta anche depresse (a causa degli attacchi o per motivi differenti antecedenti). Spesso, facendo le riflessioni e le osservazioni giuste, è possibile trovare tutte le risposte all’interno di se stessi. In fondo il problema è generato soltanto da una cattiva gestione delle emozioni, ma la paura, in sè per sè, è una sensazione che provvede alla sopravvivenza e alla conservazione della specie, per cui, finchè non diventa invalidante, è positiva!