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Bisogno di approvazione e dipendenza affettiva: due facce della stessa medaglia?

Bisogno di approvazione e dipendenza affettiva: due facce della stessa medaglia?

Nessuno è immune dal bisogno di approvazione e, sicuramente, l’era dei Social Network in cui tutti, chi più chi meno, sono automaticamente in vetrina, non aiuta. Ma di una fragilità si può sempre fare tesoro…

Per gli psicologi, il primo passo verso la guarigione da una qualunque patologia o condizione è ammettere di avere un problema: in sostanza, sono solo coloro che non si rendono conto di dover cambiare qualcosa per stare meglio, che ristagneranno nei loro errori e nella insoddisfazione personale, senza prender coscienza della propria infelicità.

Per cui, la buona notizia è che, qualunque siano le nostre fragilità, analizzandoci dall’interno possiamo almeno imparare a capire come distinguerle e, perché no, ad arginarle, ammorbidirle, e in qualche caso anche guarirle, come fossero ferite da cicatrizzare.

Il bisogno di approvazione

Il bisogno di approvazione è qualcosa che unisce tutti gli esseri umani, di qualunque sesso, età, appartenenza religiosa, casta sociale e orientamento sessuale.

Ricevere feedback positivi sul lavoro, sulla fisicità, sui sentimenti, sulla morale di conduzione di vita è sempre qualcosa di lusinghiero, impossibile negarlo; ma quand’è che questa condizione diventa al limite del patologico?

Ci sono persone che vivono intere giornate cercando approvazione da terzi: attraverso i social, attraverso relazioni interpersonali manipolatorie, attraverso atteggiamenti da vittima e milioni di altre sfumature, riescono a mettersi al centro dell’attenzione, fosse anche per un secondo, per ricevere una pacca sulla spalla, una frase di conforto, un like e, quindi, una conseguente scarica di dopamina che, ben presto, può anche diventare una droga vera e propria, instillando una dipendenza a tutti gli effetti.

Questo è il motivo per cui molti profili social sono pieni zeppi di selfie, in alcuni casi sempre più spinti, “accattivanti” al limite del trash, fino a diventare troppo numerosi, di dubbio gusto ed anche opinabili dalla stragrande maggioranza delle persone… perché pur di ricevere like si farebbe qualunque cosa, esattamente come accade per i tossicodipendenti.

Ma cosa si nasconde dietro tutto questo?

Il rovescio della medaglia

Di solito, non c’è un solo aspetto che può essere ricollegato a questo tipo di condizione.

I narcisisti patologici, ad esempio, fondano la loro intera esistenza sul bisogno di approvazione e manipolano le prede tatticamente allo scopo, ma succede anche nei soggetti che patiscono la dipendenza affettiva, per non parlare dei narcisisti dipendenti, che sono una categoria ancora poco “investigata” e considerata, anche dagli stessi psicologi. In ogni caso, c’è un filo comune a tutti questi profili: la bassa autostima, che si rivela in atteggiamenti da megalomani, nei narcisisti, e in insicurezza e timidezza, o fasi passivo-aggressive, nei dipendenti affettivi.

Il problema di tutto questo è che si dimentica una cosa fondamentale: chi ha personalità, non potrà amare chiunque né essere amato da tutti, indistintamente; solo chi ha la forza di essere se stesso potrà fare a meno della totalità dei giudizi positivi altrui. Inoltre, ogni complimento “falsato” ricevuto diventa un nuovo motivo per manipolare, per mentire, per cercare altri feedback altrove, in una spirale infinita che non si chiude mai e che può anche finire per inghiottire chi l’ha messa in opera.

Se ne può uscire?

Come in tutte le cose, come abbiamo detto, la consapevolezza è il primo grande passo. Una coscienza di  che, purtroppo, per molti narcisisti, è quasi impossibile raggiungere ma che, per i più introspettivi dipendenti affettivi (e altri profili attinenti) può rivelarsi la salvezza.

Ascoltarsi e lavorare su di sé, guardandosi dall’esterno, ponendosi domande (“perché ho bisogno di questo?“), cercare l’aiuto di una persona fidata o di un terapeuta, informarsi, analizzarsi, cercare risposte personalizzate e veritiere sulla base della propria storia, partendo dalle radici, sono i passi fondamentali che possono condurre con successo fuori dal tunnel, imparando non solo ad accettare le proprie fragilità ma anche, proprio grazie a questo, ad esorcizzarle e, piano piano, ridurle. Anche perché, talvolta, siamo noi stessi a dare eccessivo valore e peso a qualcosa che non ce l’ha!