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Bioshopper: cambiamenti in vista per il Decreto Mezzogiorno

Bioshopper: cambiamenti in vista per il Decreto Mezzogiorno

Quella relativa alle bioshopper monouso sembra sia una polemica destinata a durare, nonostante i piccoli cambiamenti all’orizzonte che si intravedono da parte del Consiglio di Stato.

Dal primo gennaio di quest’anno, come è ormai noto, le bustine per alimenti dell’ambito ortofrutticolo fresco, nei supermercati, sono state regolamentate da una nuova normativa, con il Decreto Legge Mezzogiorno di giugno 2017, secondo la quale l’erogazione è prevista a pagamento e sono ammesse soltanto shopper monouso e compostabili.

Un cambiamento che ha letteralmente fatto infuriare l’opinione pubblica, anche a fronte di un’evidenza dei fatti che cercava di spiegare questa decisione attraverso vari punti:

  • La questione igienica;
  • La lotta allo spreco;
  • Una bassissima spesa complessiva annuale che tocca scarsamente i 20 euro totali.

Proprio per questo sono nate tantissime proposte alternative che, nell’arco di questi mesi, sono state vagliate e studiate per cercare di andare incontro alle esigenze dei consumatori.

La proposta del Consiglio di Stato

È proprio di questi giorni la notizia riguardante una comunicazione fatta proprio dal Consiglio di Stato, secondo la quale i clienti di questi reparti di alimentari possono fare la spesa anche utilizzando sacchetti per alimenti (sempre rigorosamente nuovi, monouso e compostabili) comperati autonomamente, potendo, magari, approfittare di acquisti scontati o di materiale, comunque idoneo, reperibile all’ingrosso, riducendo ancora di più quella seppur esigua spesa annuale.

Una decisione che, secondo Legambiente, è un passo avanti nella considerazione del problema, ma non è ancora abbastanza per la sua risoluzione totale.

Federdistribuzione e Legambiente: i pareri

Secondo Federdistribuzione (Distribuzione Moderna Organizzata), questo semi-dietrofront sulla questione potrebbe peggiorare l’esperienza legata al servizio fornito, perché si carica di una ulteriore responsabilità il consumatore, dovendo, per forza di cose, allungare i tempi per permettere controlli o procedure obbligatorie da far seguire. In effetti, le bilance dei supermercati sono, attualmente, tutte programmate per “scartare” la tara (cioè il peso del sacchetto): nell’ipotesi che tutti possano portare da casa le proprie shopper, sorgerebbe anche il problema di dover verificare, cliente per cliente, il peso della singola bustina e, quindi, della singola tara da scartare.

Da parte di Legambiente, invece, come anticipato, c’è la voglia di sovvertire completamente questo modus operandi, virando verso realtà più ecologiche e, sicuramente, anche più economiche: le retine riutilizzabili.

Secondo il presidente dell’associazione, Stefano Ciafani, piuttosto che bustine compostabili monouso si potrebbero infatti utilizzare, allo stesso fine, delle retine capaci di contenere gli alimenti, da conservare ed utilizzare più volte, evitando accumulo di rifiuti e dispendi economici regolari, seppur di piccolissima entità.

A supporto di questa proposta, Legambiente ha fatto presente che già molte realtà europee si sono affidate a questo standard, non incorrendo, tra l’altro, in alcun rischio per l’igiene o per la salute.

Insomma, sebbene la questione si dimostri ancora al centro del dibattito, pare si sia ancora lontani da una soluzione definitiva che riesca a soddisfare tutti.