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Sale Rosa

Benefici e bufale del sale rosa dell’Himalaya

Il sale rosa dell’Himalaya, ricavato dalle miniere situate nel territorio compreso tra l’India settentrionale ed il Pakistan orientale, è un sale di roccia a cui è stata data una grande valenza salutistica.

Approdato in occidente nel secolo scorso, oltre ad essere utilizzato come ingrediente per insaporire i cibi, è stato variamente usato in prodotti e pratiche estetiche ed adoperato nella realizzazione di sculture o lampade ornamentali dalle proprietà, si dice, benefiche per l’ambiente.

Il sale rosa, riscaldato dalla luce interna alla struttura, sprigionerebbe ioni negativi che assorbirebbero l’umidità circostante dando vita, nel corso della sua funzione, ad un ambiente secco..

Il sale rosa dell’Himalaya inoltre si può presentare sulle nostre tavole nella stessa foggia di quello che definiamo il comune sale da cucina, cioè a cristalli grossi o fini.

Molte le teorie a proposito dell’effetto benefico che produce sulla salute dell’uomo, ma altrettante sull’ inconsistenza di queste ipotesi.

Il sale dell’Himalaya ed i suoi benefici

Alcune teorie affermano che il sale dell’Himalya grazie alla sua composizione a base di cloruro di sodio e di addirittura 84 componenti tra sali minerali e oligominerali, la presenza del ferro ne determina il colore, genera una elevata reattività corporea che ne favorisce il funzionamento.

Il sale rosa himalayano sarebbe ricchissimo di sali minerali, del tutto assenti nel sale da cucina tradizionale.

L’assunzione di questa spezia naturale migliorerebbe il rilascio della ritenzione idrica, ridurrebbe l’ipertensione a causa della minore quantità di cloruro di sodio, supporterebbe la circolazione e respirazione, regolerebbe la pressione sanguigna e contribuirebbe al rafforzamento delle ossa che sarebbe meno soggette a crampi.

Anche l’aspetto estetico ne sarebbe coinvolto, la presenza degli 84 sali minerali, tra cui lo zinco ed il rame, renderebbero la pelle liscia e morbida mentre un bagno con l’immersione di una gran quantità di sale rosa, eliminerebbe le tossine e preverrebbe la cellulite.

Molti altri benefici sono stati collegati al sale rosa dell’Himalaya, ma le motivazioni addotte sono da ricercare proprio nel tipo di lavorazione a cui viene sottoposto.

Viene raccolto a mano, separato per utilizzarne solo la qualità migliore, lavato con acqua pura, frantumato attraverso l’utilizzo della pietra ed in seguito confezionato.

Questo processo, assente di raffinazione, ne manterrebbe intatte le proprietà.

La sua capacità inoltre di aiutare l’assorbimento del cibo nell’intestino grazie alla composizione che azzera la necessità di doverlo scindere in parti più piccole, unita al contributo per un corretto funzionamento renale, fanno di questo sale un vero toccasana, osannato come tale da numerose pubblicazioni redatte a sostegno delle sue indiscutibili proprietà.

Ma se è vero che il suo sapore rotondo esalta il gusto dei cibi, il sale rosa dell’Himalaya è altrettanto efficace nel settore estetico in quanto la sua assunzione favorisce un equilibrio cellulare stabile del PH contribuendo alla riduzione dei segni dell’invecchiamento.

Molti sono i prodotti a base di questa spezia naturale, in particolare lo scrub, come molteplici le applicazioni di massaggi e peeling.

Le migliori industrie alimentari lo adottano per la conservazione dei cibi, mentre nell’uso quotidiano si consiglia quale ingrediente nella preparazione di inalazioni o bevande idrosaline al fine di combattere fastidi quali le verruche, le dermatiti od il raffreddore.

I benefici del sale dell’Himalaya reali o bufale?

Molti i parerei contrastanti, se i salutisti da una parte lo identificano come l’unico sale a non essere trattato ed unitamente a contenere tutta una serie di componenti che agendo all’unisono darebbero un grande contributo alla salvaguardia di numerose malattie ed inestetismi, gli altri, oltre a disconoscere la presenza di tutte quelle componenti che lo caratterizzano, lo indicano addirittura come sale dannoso.

Essendo assente nella sua composizione l’unica parte salutare per l’uomo, ovvero lo iodio, fondamentale per la funzionalità degli ormoni tiroidei, micronutriente essenziale nella fase primaria della vita di un bambino come nel corso della gravidanza, non presenta nemmeno quelle 84 sostanze tanto decantate.

Lanciato sul mercato occidentale dal tedesco Ferreira, che ne fu l’importatore dal Pakistan, il sale rosa dell’Himalaya divenne, ad opera di questo signore, quanto di più benefico e salutare potesse esistere sull’intero globo. Ne esaltò le caratteristiche, la metodologia di estrazione e di lavorazione, ne scrisse in un libro Wasser & Salz che vendette 80mile in brevissimo tempo pur non avendo nessuna valenza scientifica.

Conferenze in varie parti del mondo, unite ai suoi enfatici apprezzamenti sulla bontà della scoperta fatta, finirono per contribuire in maniera irreversibile alla diffusione e ovviamente vendita del prodotto.

Risultato? Ben presto la voce si sparse, il sale rosa fu esaltato oltre che per le proprietà anche come ingrediente di prestigio adoperato da grandi chef, ed il business fu conclamato.

Fortunatamente nel 2002 la vicenda suscitò la curiosità dell’accreditata rivista Focus che ne denunciò l’infondatezza unitamente alla commissione dell’Accademia Svizzera di Scienze Mediche.

Nel 2003 l’Ufficio Bavarese per la salute e la sicurezza alimentare finalmente decise di analizzarne dei campioni il cui risultato rivelò che dei tanto dichiarati 84 componenti, a mala pena ne erano presenti una ventina.

Risultato complessivo?

Il sale rosa dell’Himalaya non è null’altro che sale comune con una componente di ruggine, anzi contiene Cadmio e Nickel, che come metalli tossici, non sono certo raccomandati per essere ingeriti.