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Ape prende polline da fiore giallo

“Bee the future”: nasce la campagna #iostoconleapi

 “Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita“: la celebre frase diffusasi a macchia d’olio dagli anni ’90, ed erroneamente attribuita ad Einstein, contiene sicuramente una grande verità.

Come sarebbe la nostra vita senza cavoli, cipolle, pomodori?

E se finissimo per conservare un malinconico ricordo delle caldarroste, senza poterle più gustare, appena sfornate, davanti ad un bel calice di vino rosso nelle serate più fredde e piovose dell’anno?

Sono queste le cose che dovremmo chiederci, prima di considerare l’ipotesi di trattare chimicamente i terreni destinati all’agricoltura (o di sovvenzionare chi lo fa): addirittura, è stato stimato che per le api è meno tossico l’inquinamento ambientale cittadino, che almeno riesce a tenerle in vita, tanto che già da un paio di anni si incentivano progetti di apicoltura urbana, pronti ad accogliere gli insetti fuggiti dalla campagna e scampati a quell’olocausto chiamato “pesticida”.

Il progetto

Sebbene, con la diffusione e le evoluzioni dei trattamenti chimici alle coltivazioni agricole, il numero delle api sia progressivamente diminuito sin dagli anni ’50, le statistiche più preoccupanti sono quelle che coinvolgono l’ultimo decennio, dove l’Europa ha visto crollare del 20% le colonie delle sue api: insetti preziosissimi che, anche grazie alla peluria fitta e caratteristica del proprio corpo, riescono ad essere parte insostituibile nei processi di impollinazione (portando il polline che vi resta “imprigionato” da un fiore all’altro) insieme ad altri “colleghi”, come le farfalle.

Addirittura, si è stimato che questo processo sia alla base dell’84% delle specie coltivate in tutta Europa!

Da qui, è nato un progetto dal nome intrigante, “Bee the future“, diffuso sui social da un hashtag altrettanto intelligente, #iostoconleapi: è stato presentato al Salone del Gusto a Torino e vede la collaborazione di Eataly, Slow Food, Francesco Sottile (docente di Agraria all’Università di Palermo) e Arcoiris, azienda sementiera italiana unica nel suo genere, sul territorio, perché la sola a garantire una esclusiva lavorazione biologica.

Attraverso testimonal d’eccezione (tra cui l’eclettico Vittorio Sgarbi), si prevede la diffusione mediatica dell’iniziativa, con lo scopo di riforestare, nei prossimi 3 anni, 100 ettari di terreni agricoli… con i fiori più amati dalle piccole api operaie. Un modo tutto naturale per portare questi piccoli insetti a casa.

Sono tantissimi i territori italiani martoriati da monocolture severissime o anche da allevamenti intensivi di bovini ed altri animali: l’idea è di combattere il problema dall’interno, attraverso il lavoro preciso e tradizionale dei contadini “resistenti”, che non si sono lasciati sedurre dalle pratiche moderne e hanno continuato a portare avanti le tecniche di sempre, tramandate di generazione in generazione; proprio a loro, anzi, l’Arcoiris ha consegnato un prezioso mix di semi rigorosamente italiani e biologici, contenenti 10 piante diverse e, nello specifico, grano saraceno, trifoglio alessandrino, coriandolo, facelia, lino, senape, sulla, rucola, girasole, trifoglio incarnato.

Il prossimo futuro

Una prima semina è già avvenuta in primavera, anche grazie ad una “chiamata alle armi” più tranquilla, creata da un secondo mix più ornamentale venduto in busta, tra semi di girasole, malva, calendula e millefiori, pronto ad affollare i davanzali ed i terrazzi delle case degli italiani.

Le 4 aree definite “pilota” sono costantemente monitorate, e si spera che con il passare del tempo il coinvolgimento della massa, sia in addetti ai lavori che in consumatori, sia sempre più importante.