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Bambini: meglio andare al nido o restare a casa?

Bambini: meglio andare al nido o restare a casa?

Sta facendo discutere una ricerca dell’Università di Bologna, che afferma che i bimbi che vanno al nido da piccolissimi sono meno intelligenti di quelli che restano a casa con un adulto.

Non tutti i medici e i pediatri, infatti, sono d’accordo con questa ricerca, che è stata presentata al Forum della Società Italiana dei Medici Pediatri (SIMPe) e dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss). In molti evidenziano, per esempio, che frequentare l’asilo nido sviluppi le competenze sociali che si possono acquisire solo tra pari e che, poi, tutto dipenda da quanto tempo l’adulto dedica al bimbo.

I dati, dunque, sostengono che il QI (quoziente intellettivo) dei bambini sotto i due anni che frequentano l’asilo nido, sarebbe penalizzato. Questo problema, però, riguarderebbe solo i piccoli nati in famiglie economicamente più agiate, come spiega una delle ricercatrici che ha condotto lo studio. Ciò avverrebbe perché in contesti famigliari avvantaggiati l’ambiente è più stimolante e, in questo caso, “per lo sviluppo cognitivo del bimbo è più importante l’interazione uno a uno con l’adulto. Quelle con i coetanei sono invece pressoché nulle”.

Bambini: il loro QI ne risente se vanno al nido troppo presto?

Lo studio bolognese parte dal principio che, al di sotto dei due anni di età, quello che stimola di più un bambino è il rapporto con gli adulti, quindi con i genitori, i nonni o la baby sitter, e non quello con i coetanei. Così, frequentare l’asilo nido è inutile, nella migliore delle ipotesi, e dannoso, nella peggiore. E questo rapporto con un adulto, che si occupa solo di un bimbo e non di un’intera classe, è più produttivo e auspicabile se la famiglia in cui si vive è benestante.

Lo studio dell’Università di Bologna: i dati raccolti

La ricerca è stata condotta dal 2001 al 2005 su 500 famiglie, che avevano richiesto l’iscrizione dei loro figi agli asili nido pubblici del capoluogo emiliano. Per poter analizzare un campione omogeneo gli studiosi si sono concentrati sui piccoli che erano al di sopra e a di sotto della linea, che divideva quelli che rientravano tra gli aventi diritto ad accedere al nido e quelli che non l’avevano. I criteri per entrare negli asili nido pubblici privilegiano i bambini appartenenti a famiglie che abbiano requisiti socioeconomici particolari, come famiglie con un solo genitore, famiglie con due genitori lavoratori, famiglie seguite da assistenti sociali, presenza di bambini disabili e infine il reddito e la ricchezza netta del nucleo famigliare.

Lo studio dell’Università di Bologna: i risultati

I risultati dell’indagine sono arrivati quando questi bambini hanno raggiunto un’età compresa tra gli 8 e i 13 anni. I piccoli sono stati sottoposti ad alcuni controlli, come test per il QI, di personalità e per valutare i disturbi del comportamento e la misurazione dell’indice di massa corporea, che hanno rilevato che quelli che sono andati al nido da piccoli hanno un QI più basso di 5 punti rispetto a chi non c’è stato. Al contrario, però, sono meno predisposti a soffrire di sovrappeso e obesità, questo perché chi frequenta l’asilo segue un dieta bilanciata, cosa che non sempre succede a casa.