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“Attirare la sfortuna” non è solo un modo di dire

Anaïs Nin, celebre scrittrice statunitense dalle smisurate empatia e profondità d’animo, diceva che “Noi non vediamo le cose come sono, ma come siamo“. Una frase che riassume una serie di comportamenti che mettiamo in atto, inconsapevolmente, ai nostri stessi danni.

Ci avete mai fatto caso?

Spesso, quando temiamo fortemente di perdere… finiamo col perdere per davvero, qualunque sia la questione in oggetto: un esame all’università, una nuova mansione sul lavoro o anche una semplice partita ad un gioco da tavolo con gli amici. Si fa presto a parlare di sfortuna o ad esclamare il classico “Lo sapevo!” all’ennesimo fallimento; in realtà, può sembrare quasi duro da dire, questa è la via più semplice di affrontare (e vedere) le cose.

La profezia che si autoavvera

Gli psicologi (ma anche i sociologi) parlano di “profezia autoavverante“, intendendo proprio quella situazione per la quale predizione ed evento si rincorrono in un circolo vizioso: la previsione (negativa) genera l’evento (negativo) che, a sua volta, verificherà la stessa previsione confermando i nostri timori più radicati.

Non è una strana coincidenza?

In effetti, è tutta una questione di attitudine e subconscio; cerchiamo di capirlo con un esempio pratico.

Immaginiamo che una ragazza molto insicura venga invitata ad una festa alla quale parteciperà il ragazzo che le interessa. Probabilmente, passerà tutta la giornata, o anche di più, a decidere cosa indossare, che trucco sfoggiare, a che ora arrivare per evitare di attirare tutti gli sguardi su di sé, sia in caso di forte ritardo che di netto anticipo; tutto questo genererà già ansia e stress. Se il sistema immunitario dovesse reggere, evitandole malesseri e malumori che potrebbero valerle addirittura l’assenza all’evento, quasi sicuramente arriverà nel luogo designato provata, stanca, esausta e, ovviamente, continuando a sentirsi poco attraente o indegna di attenzioni da parte di chicchessia, rintanandosi in un angolino a chiacchierare con le poche conoscenze certe della sua vita. Niente autostima, niente sorrisi, niente rischio: finirà, davvero, per essere quella ragazza insipida e scialba che teme di essere.

Terrificante, vero?

Secondo gli esperti questo tipo di profezie autoavveranti ha il potere di ripercuotersi anche in ambiti più autorevoli, come sul mercato finanziario o in campagna elettorale. Ma come fare, allora, per combattere questa negatività?

Cambiare punto di vista

Un aforisma di Alphonse Karr, scrittore satirico francese dell’Ottocento, afferma: “Alcune persone si lamentano perché le rose hanno spine. Io sono felice che le spine abbiano rose“.

A volte, in effetti, basta semplicemente cambiare punto di vista; guardare le cose da una nuova prospettiva aiuta a comprendere che certi passaggi, seppur dolorosi, sono necessari proprio per farci apprezzare le cose migliori della vita e che tutto, indistintamente, ha contribuito a renderci, nel bene e nel male, la persona che siamo oggi.

Questo è fondamentale per acquistare quel minimo di autostima capace di liberarci da quel torpore della non-vita, per darci le energie necessarie per macinare step.

Arrivati alla soglia dell sfida, qualunque essa sia, un’altra strategia vincente è quella di dividerla in tante mini-fasi da superare: in questo modo non si vedranno solo il punto di partenza e quello finale, ma tutti i gradini intermedi che porteranno in cima e che potranno essere saliti singolarmente, uno ad uno e senza alcuna ansia da prestazione.

Insomma, come in tutto quel che riguarda la psicologia, il segreto non si trova mai all’esterno, ma esclusivamente dentro di noi!