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Allevamento bio: tutto quello che c'è da sapere

Allevamento bio: tutto quello che c’è da sapere

Al giorno d’oggi la parola “bio” è così tanto utilizzata da essere diventata quasi una moda, perdendo il suo reale valore e ritrovandosi, per modo di dire, inflazionata.

In effetti, sono tantissime le aziende che scelgono nomi per i propri prodotti (o per l’attività stessa) contenenti il prefisso “bio”, anche quando di naturale c’è ben poco o la politica di gestione dell’impresa è ben lontana dal concetto di rispetto per l’ambiente. Si tratta solo di un escamotage per attirare l’attenzione da parte dei clienti attenti a queste sfumature, che spesso si illudono di comprare qualcosa che vada incontro alle esigenze del pianeta, degli animali e della propria stessa salute.

Ecco perché è importante informarsi per fare acquisti consapevoli.

Tra l’altro, sono sempre più numerose le persone che si interessano al benessere animale. Cosa si intende, quindi, per allevamenti bio?

Gli scenari tremendi celati dietro agli allevamenti intensivi

Fino a pochissimo tempo fa, erano veramente pochi i dettagli che venivano comunicati al grande pubblico, riguardo gli allevamenti intensivi.

Bovini stipati, a vita, in stalle minuscole e “lottizzate”, costretti a restare nello stesso spazio fin quando il cuore riusciva a battere, galline ovaiole nate e cresciute in gabbie minuscole, dove il corpo, man mano che il pulcino diventa adulto, si deforma e si storce, incastrato nelle grate. Mutilazioni operate per evitare che grandi quantitativi di animali stipati in spazi ristretti potessero ferirsi a vicenda, tramite morsi o beccate, per non parlare della mattanza dei pulcini maschi che vengono uccisi o gettati come rifiuti in sacchetti dell’immondizia, perché non idonei a produrre uova da adulti. Scenari da film horror che resistono ancora oggi, purtroppo, negli allevamenti intensivi, che fanno male agli animali, al pianeta e al cuore… per chi è sensibile all’argomento, ovviamente.

C’è chi ha fatto scelte drastiche e ha smesso di mangiare carne e chi, invece, ha potuto almeno scegliere la strada della consapevolezza, ma in modo diverso, comprando solo carne e latticini bio. Ma cosa si intende, esattamente, per allevamento biologico, quindi?

Allevamento bio: una cooperazione tra uomo e natura

La legge stabilisce che un allevamento è biologico se gli animali sono cresciuti in libertà, ritagliando, a seconda dello spazio disponibile, delle zone adibite al pascolo, all’aria aperta, alla vita “libera”, pur conservando, ovviamente, la possibilità di stare al coperto o al chiuso in caso di maltempo o in assenza degli allevatori; prevedendo ricoveri dove, comunque, persista la possibilità di muoversi a 360 gradi.

I mangimi e il cibo atti a nutrire gli animali, inoltre, devono essere anch’essi biologici e la terra stessa, se coltivata, deve rispettare gli stessi canoni, senza l’utilizzo di pesticidi, ormoni o tecniche OGM. Anche le forzature alimentari sono tassativamente vietate e ogni singolo animale deve essere nutrito secondo natura, nel fabbisogno più giusto.

Addirittura, in caso di malattia, è preferibile utilizzare, per curare gli animali, la medicina naturale fitoterapica, e qualora il veterinario stabilisca che ci sia bisogno dell’intervento di farmaci tradizionali, se questo si rendesse necessario per tre volte nell’arco di un anno, quel particolare animale non sarà più idoneo a produrre alimenti definibili biologici, di qualsiasi natura.

Inoltre, gli animali collaborano automaticamente con l’uomo, creando fertilizzante naturale e cibandosi di leguminose foraggere che sarebbero difficili da rivendere, perlomeno in grossi quantitativi.

Niente mutilazioni, niente forzature di nessun genere, la vita dell’animale deve scorrere il più serena possibile, finanche al momento del trasporto e della macellazione, che prevede delle regole ben precise per limitare la tensione e la sofferenza.

Pro e contro

Naturalmente, non tutti gli allevamenti biologici arrivano alla macellazione: ci sono bellissime realtà di cooperazione tra animali e uomo che producono solo vegetali da rivendere al grande pubblico.

I lati positivi, inutile dirsi, sono tantissimi: in tavola arrivano prodotti più genuini, non “avvelenati” da ormoni, medicinali, adrenalina e carni “nervose” dovute alla vita stressante condotta dall’animale. Per contro c’è da dire, ad esempio, che basta che un terreno adiacente a quello bio sia coltivato tramite pesticidi, per contaminare l’operato di un allevatore/agricoltore.

Come in tutte le cose, quindi, ci sono pro e contro da valutare, tenendo presente la propria indole e la convivenza con i compromessi più compatibili con il proprio pensiero.