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Allevamenti intensivi: l'intero ecosistema ne risente

Allevamenti intensivi: l’intero ecosistema ne risente

Etica, benessere, alimentazione, consumismo. Cosa lega questi concetti? Perché è così importante l’informazione e la consapevolezza quando si parla di scelte alimentari?

Noi siamo quello che mangiamo” asseriva il filosofo tedesco Feuerbach. E basta fare un attimo mente locale per capire che è proprio così: tutto quello di cui ci cibiamo ci fornisce le energie necessarie per la sopravvivenza ed il nostro corpo filtra, assorbe e trasforma tutto quello di cui lo nutriamo. Va da sé che, quindi, dipende solo e soltanto da noi stessi e dalle nostre scelte una grandissima parte della nostra salute.

E non solo la nostra.

Gli allevamenti intensivi

Sembrerebbe facile cercare di snaturare i processi naturali per aumentare la velocità e diminuire i costi di produzione per guadagnare di più. Lo si fa con i materiali e le sostanze, spesso “allungate” e rese meno pregiate e più economiche, e lo si fa, purtroppo, anche con gli animali. Sono nati così gli allevamenti intensivi, per bovini ma anche galline, maiali, conigli e tantissimi altri tipi di animali destinati al macello (o alla produzione di uova, o entrambi), tenuti come “merce”, “materiale di produzione”, dimenticando il fatto che si parla di esseri senzienti dotati di bisogni da soddisfare, di una vita da vivere nelle migliori condizioni possibili e, soprattutto, della grande capacità di provare dolore e sofferenza. Sentimenti negativi che, pare, abbiano anche delle conseguenze sulla carne che ne viene poi ricavata, ma non solo. Addirittura, in grande, quest’allevamento condotto in mancanza totale di empatia e di etica, con animali che non vedono la luce del sole e che vengono stipati in spazi minimi e ammassati gli uni sugli altri, andrebbe ad inficiare la condizione dell’intero pianeta.

I danni all’ecosistema

È indubbio che per allevare tanti animali (si parla di decine di miliardi all’anno, di cui 800 milioni solo nella nostra Italia) è necessario nutrirli tutti, fosse anche con il cibo peggiore del mondo.

Per questo l’allevamento intensivo degli animali implica coltivazioni intensive di cereali. Secondo Philip Lymbery, direttore internazionale di Ciwf, che ha pubblicato il libro “Dead Zone“, per creare gli spazi necessari per le coltivazioni e per gli allevamenti, ogni anni viene disboscata, complessivamente, una superficie equivalente a poco meno di mezza Italia.

Questo, a sua volta, determina una perdita di habitat per molte specie di animali, che cominciano a contendersi territori tra loro o con le piantagioni inserite dall’uomo, spesso perdendo la battaglia e, alla lunga, andando incontro anche al rischio d’estinzione, come sta accadendo al giaguaro del Brasile, al pinguino africano, all’allodola in Italia, al bisonte nelle pianure centrali degli Usa o all’elefante di Sumatra.

Secondo Lymbery, sarebbe ben il 70% della biodiversità terrestre globale ad essere minacciata, in un clima quasi di disinteresse o di cattiva informazione generale. Eppure la velocità di estinzione sarebbe quasi 1000 volte quella naturale. Addirittura la FAO mette in allarme anche per quanto riguarda la fertilità dei terreni: “ce n’è solo per altri 60 raccolti“, afferma.

Ma qual è la soluzione a tutto questo?

Quando si parla di scelte alimentari ben definite, magari legate alla sfera vegetariana o vegana, non si può essere ovviamente d’accordo all’unanimità. Ognuno, nella consapevolezza più profonda di se stesso e di ciò che lo circonda, deve essere libero di optare per le scelte che più lo identificano.

Nonostante questo, anche continuando a consumare carne, si può fare molto per dare un supporto importante al pianeta, agli animali e, di conseguenza, anche a noi stessi.

Annamaria Pisapia, direttrice di Ciwf Italia Onlus, suggerisce: “Scenari preoccupanti in cui il nostro Paese è profondamente coinvolto possono trovare una svolta positiva solo con un consumo consapevole, che riduce sensibilmente il consumo di carne, adotta alternative vegetali e acquista solo prodotti da animali allevati con alti livelli di benessere e che hanno quindi un minore impatto sulla nostra salute e sull’ambiente“.

D’altro canto, non si può pensare di agire al di là dell’etica e del buon senso e di evitare il rovescio della medaglia: ogni scelta porta con sé determinate conseguenze e rinunce; ecco perché è importante operare sempre nella massima consapevolezza possibile.