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Agroeconomia: WWF e FederBio siglano un Protocollo d’Intesa

40% di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) certificata biologica entro il 2030: è questo l’obiettivo comune che si sono prestabilite WWF e FederBio, siglando un Protocollo d’Intesa proprio questo novembre 2018.

Sostenibilità” è la parola chiave intorno alla quale moltissime attività si stanno adeguando e conformando, per offrire un mondo migliore alle future generazioni.

Naturalmente, è impossibile che tutto questo non comprenda anche l’agricoltura, l’attività, cioè, che è direttamente coinvolta nella nostra alimentazione, nell’intera filiera agricola e nel nostro stesso benessere, senza il quale sarebbe inutile anche parlare di altri tipi di progetti.

WWF e FederBio (principale Associazione della filiera dell’agricoltura biologica in Italia) hanno, quindi, deciso di lavorare insieme per promuovere l’agricoltura biologica e fare informazione, divulgando modelli praticabili, sostenibili (sia a livello ambientale che economico) e multifunzionali di gestione delle aziende agricole, senza dimenticare l’attuazione delle altre Strategie e Programmi a livello europeo, nazionale e regionale in accordo con la attuale e futura Politica Agricola Comune dell’UE.

Gli obiettivi

Il piano ha un fine ben preciso: arrivare, entro il 2030, al 40% di Superficie Agricola Utilizzata certificata biologica, anche per rientrare negli obiettivi delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (SDGs), come ha affermato la stessa presidentessa di WWF Italia, Donatella Bianchi. Il governo italiano si troverà, così, impegnato attraverso il Ministero dell’Agricoltura, Alimentazione, Foreste e Turismo, nella stesura di un rapporto annuale sull’agroecologia, imitando quanto accade già da tempo, ad esempio, nella vicina Francia.

Secondo Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, il biologico ed il biodinamico rappresentano l’unica alternativa capace di “imitare la natura” e, quindi, di progettare il futuro del Paese in maniera diversa, puntando ad una produttività sana non solo per l’ambiente, mirando a conservare la biodiversità floristica e faunistica e, non ultimo, il paesaggio rurale, ma anche per la salute degli stessi consumatori. 

Offrire gli strumenti giusti

È risaputo che ci sia ancora molta disinformazione riguardo il biologico: molti produttori non ne conoscono le tecniche e sono ancora convinti che la produzione potrebbe risentirne in maniera importante, mentre tantissimi consumatori si sono abituati all’idea che bio è sinonimo di “costoso”, rinunciando a priori a questo tipo di alternativa, soprattutto quando si tratta di ceti medio-bassi che non possono permettersi impennate sul budget mensile.

Questo progetto mira proprio ad intervenire su tutta la filiera, dall’azienda agronomica al più piccolo consumatore, occupandosi di fornire le conoscenze e gli strumenti giusti per operare in tutta sicurezza e concretizzare l’iniziativa a livello nazionale e regionale, guardando da vicino anche alla questione idrica che, ovviamente, si ritrova strettamente correlata. 

Obiettivi ambiziosi ma realistici e necessari – ha detto Carnemolla – per dare un futuro all’agricoltura del nostro Paese”.

L’Italia riuscirà a mantenere questa promessa?