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2017: un anno "di fuoco" per le aree naturalistiche italiane

2017: un anno “di fuoco” per le aree naturalistiche italiane

Non è stata solo l’estate a “mandare in fumo” le aree naturalistiche italiane più importanti. Il rapporto Legambiente, per questi primi 8 mesi del 2017, parla chiaro e non è per niente rassicurante: sono 35mila gli ettari bruciati nei roghi avvenuti quest’anno. Ed è una cifra, purtroppo, destinata a salire ancora.

Se gli ultimi avvenimenti legati al Parco Nazionale del Vesuvio e all’Oasi WWF degli Astroni, a Napoli, hanno destato grande sgomento e preoccupazione per i cittadini campani (e non solo), c’è da dire che, purtroppo, la situazione roghi in Italia è davvero preoccupante e continua a generare emergenze. Notizia recente è ad esempio un incendio che sta interessando Sulmona, in Abruzzo.

Il rapporto Legambiente

Secondo le stime pubblicate da Legambiente per questi primi 8 mesi dell’anno (fino al 10 agosto), nel nostro Paese le fiamme hanno devastato 24.677 ettari di Zone di Protezione Speciale (dedicate alla tutela dell’avifauna), 22.399 ettari di Siti di Importanza Comunitaria (dedicati a preservare habitat e specie animali e vegetali minacciate) e 21.204 ettari di parchi e aree protette, per un risultato totale massivo di circa 35.000 ettari.

Tra le regioni più colpite si ritrovano sicuramente quelle del Meridione, tra Sicilia, Campania e Calabria.

Osservando i dati cartografici delle superfici percorse dal fuoco, Legambiente ha appurato che, in tutta Italia, la superficie complessiva bruciata ha superato i 101.000 ettari, una stima praticamente più che doppia rispetto a tutto il 2016. Un dato che preoccupa e mette in allarme, soprattutto per il futuro, considerando che, ad oggi, i roghi continuano a moltiplicarsi e a bruciare.

Come intervenire per prevenire

Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, ci è andato giù pesante, senza scusanti per nessuno, data la gravità della situazione: “Un anno orribile per la devastazione prodotta dal fuoco che ha divorato anche gran parte del patrimonio naturalistico italiano. Governo, Regioni, Comuni ed Enti parco assumano piena consapevolezza del danno enorme che deriva dall’arrivare impreparati alla stagione critica per il rischio incendi, ancor più oggi che i cambiamenti climatici stanno ulteriormente aggravando tale rischio. I 17 anni trascorsi dalla pubblicazione delle legge 353 del 2000, che assegna competenze e ruoli per prevedere, prevenire e contrastare gli incendi boschivi, rappresentano un arco temporale tale da rendere inaccettabile questo disastro ambientale. Ognuno si assuma, dunque, le proprie responsabilità e assolva ai già troppi ritardi accumulati fino ad ora, prima che sia troppo tardi. Servono più prevenzione e controlli e una efficace politica di adattamento ai cambiamenti climatici“.

Gli strumenti normativi ci sono, alcuni hanno bisogno solo di essere messi in atto, altri di essere rivisti e “evoluti” in base ai cambiamenti, anche climatici, in divenire, tenendo presente che, come sempre, la piaga dell’Italia è la burocrazia, che allunga decisamente troppo i tempi anche solo di approvazione dei nuovi Piani AIB (Antincendio Boschivo). Per legge, ogni area protetta, Parco o Riserva, deve dotarsi di un Piano AIB che, ogni tre anni, vada redatto per poi essere approvato dal ministero dell’Ambiente, una volta sentito il parere dell’ex Corpo Forestale dello Stato (sono in tanti a definire un’altra batosta per l’ambiente proprio la cancellazione di questo ente, nel nostro Paese).

Ciafani prosegue con: “Un piano che deve rispondere a fenomeni così variabili, perché legati al clima che cambia, si deve approntare in un mese al massimo e a ridosso dell’inizio della stagione estiva in modo da utilizzare analisi e previsioni più credibili“.

Secondo Legambiente, anche il catasto dovrebbe fare la sua parte, prevedendo un aggiornamento automatico delle cartografie e dei vincoli a scala comunale.

Un lavoro di proporzioni enormi, che potrebbe essere realizzato e garantito da una buona comunicazione tra gli enti e, perché no, anche da una stretta collaborazione, spalla a spalla, con molte associazioni ambientaliste.