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2 Febbraio: Giornata Mondiale delle zone umide

Gli amanti della natura e dell’ecologia saranno felici di sapere che, ogni 2 Febbraio, si festeggia la World wetlands day, ovvero la Giornata Mondiale delle zone umide. Andiamo a vedere, più da vicino, di cosa si tratta.

Quando si parla di WWF, o si entra in contatto visivo con il logo del Panda Gigante, simbolo dell’associazione, la mente va automaticamente, ormai, alla Natura, all’imperativo “Save the Planet” e a una serie di immagini di animali e paesaggi mozzafiato.

E’ stata proprio quest’organizzazione a fondare questa giornata, che coinvolge l’intero globo, dedicata alle zone umide del nostro pianeta, importantissime per tutelare la biodiversità, che altro non è che la coesistenza, in uno stesso ecosistema, di diverse specie animali e vegetali, creata dalle reciproche interazioni e che, a sua volta, è responsabile dell’equilibrio dell’ecosistema stesso.

Gli interventi del WWF

Quello che forse preoccupa maggiormente tutti, scienziati e persone comuni, con a cuore, in entrambi i casi, la buona sorte del pianeta e dei suoi abitanti, esseri umani inclusi, è sicuramente il global warming e la risposta della Terra ai cambiamenti climatici che si stanno susseguendo negli ultimi anni. Sebbene ci siano teorie discordanti sulla questione, tra chi crede che la colpa sia dell’inquinamento e della scelleratezza umana nel progettare le sue attività e chi, invece, è convinto, da osservazione dei fatti storici, che sia “normale” che, ogni tot di tempo, le cose possano cambiare e prendere anche pieghe molto diverse, è innegabile che, sotto i nostri occhi, stiano avvenendo moltissimi cambiamenti di cui abbiamo la (s)fortuna di essere testimoni.

Ecco perchè il WWF si è adoperato per cercare di “contenere” il problema, non tamponando inutilmente ma andando alla radice di tutto.

L’obiettivo è preservare, ripristinare o gestire, in modo sostenibile, 2 milioni di ettari di ecosistemi d’acqua dolce lungo il Danubio e i suoi affluenti entro il 2025, per rafforzare quella che Andreas Beckmann , direttore del Programma del Danubio-Carpazi del WWF, ha definito “la resilienza ai cambiamenti climatici“.

Nel 2014 sono stati già ripristinati, o messi in condizioni di ripristino, più di 6.600 ettari di zone umide nell’Europa dell’Est, tra cui Bulgaria, Ungheria, Romania, Serbia e Ucraina centrale. Inoltre l’associazione ha sostenuto lo sviluppo di piani di gestione per alcuni fiumi europei e per il basso Danubio, che bagna Romania e Bulgaria.

In Italia il WWF si occupa delle aree umide contenute nelle oltre 100 Oasi istituite dall’associazione.

Storioni minacciati dall’estinzione

Non tutti sanno che, quando il WWF venne fondato, nel 1961,  il suo acronimo stava per World Wildlife Fund (cioè “fondo mondiale per la vita selvatica”), significato che oggi resta soltanto per gli Stati Uniti e il Canada, ma che, per il resto del mondo, è cambiato in World Wide Fund for Nature, cioè “fondo d’estensione mondiale per la natura”, per estendere le proprie competenze in un raggio più ampio di interventi.

E’ stato così che l’organizzazione si è avvicinata anche a progetti riguardanti la salute del pianeta, la conservazione delle specie, la salute umana relativa alla conduzione della vita sulla Terra, e, in questi ambiti, si inserisce anche un’altra iniziativa che riguarda proprio quest’ultimo periodo.

Il WWF, infatti, ha individuato i siti di riproduzione degli storioni, i più grandi pesci d’acqua dolce e salmastra d’Europa, che in Italia risultano già estinti.

Si tratta di pesci praticamente “preistorici”, poichè abitano le nostre acque praticamente da sempre, eppure sono seriamente minacciati di estinzione a causa della pesca illegale, ma anche di quella professionale, dell’inquinamento e della frammentazione, ad opera delle dighe, dei grandi corsi d’acqua.